Prodi condanna i fischi a Ruini con ventiquattr’ore di ritardo

Il leader dell’Unione costretto a scrivere una lettera di solidarietà al prelato dopo la gazzarra di Pisa

Luca Telese

da Roma

Dopo il silenzio del giorno prima, dopo l’imbarazzo per quanti nella sua coalizione - ad esempio Enrico Boselli e Marco Pannella - difendevano la legittimità della contestazione a Camillo Ruini, ieri Romano Prodi ha dovuto correggere il tiro. Una presa di posizione molto netta, e per certi versi sorprendente, se non altro per la scelta dei tempi e dei toni: «Biasimo profondamente queste contestazioni. Quanto al cardinal Ruini... gli ho mandato una lettera personale». Una lettera di solidarietà, s’intende. In meno di ventiquattr’ore, insomma, il leader dell’Unione passa da un curioso no comment, dal silenzio sul fatto del giorno alla scomunica per quegli attivisti che hanno fatto sentire la loro voce interrompendo l’intervento del capo dei vescovi italiani.
Un gesto che va spiegato: su nessun altro fronte, come i diritti civili, il leader dell’Unione si è trovato in questi mesi in grande difficoltà nel relazionarsi alle diverse anime che abitano la coalizione, in conflitto fra la sua identità di cattolico e il suo ruolo di leader. È ancora nella memoria del popolo progressista - per esempio - la mancata presa di posizione di Prodi a favore del referendum sulla procreazione assistita: «Sono un cattolico adulto», disse allora, lasciando sottointendere - ma senza riuscire a dichiararlo apertamente - il suo sostegno ai quesiti. Poi, con una mossa che serviva a recuperare a sinistra, la lettera alle associazioni omosessuali per difendere i Pacs, e inserirli nel proprio programma. In un’altra occasione, dopo la presa di posizione del cardinale contro le famiglie di fatto, invece, Prodi ricorse di nuovo all’allusione: «Soffro in silenzio» (di solito un leader sceglie se battersi o no per le sue idee, la sofferenza è una novità). Adesso, dopo le contestazioni anti-Ruini (e pro-Pacs) il nuovo colpo di botte per recuperare a destra: la solidarietà al cardinale e il «biasimo» ai difensori dei Pacs. In mezzo a queste oscillazioni cerchiobottiste ci sono i conflitti nel suo entourage e gli equilibri precari dell’Unione, che ora si divide tra la linea curiale di Francesco Rutelli e le pulsioni laiche di Marco Pannella, Enrico Boselli e Fausto Bertinotti. In mezzo, interdetti, il professore e i Ds. Ieri anche Piero Fassino si trincerava dietro il politicamente corretto: «In una società democratica e libera i fischi non sono un argomento, Ruini ha piena legittimità di sostenere il suo punto di vista». Parole comprensibili in bocca a uno che è stato fischiato anche lui, dai pacifisti, durante la guerra dell’Irak. Ma come per Prodi vale l’interrogativo: cosa ha prodotto il silenzio del primo giorno e le solidarietà politicamente correttissime del secondo? La prima risposta è la valutazione dei giornali che, tutti, sottolineavano la défaillance dei leader di centrosinistra. E poi i pareri dei reciproci spin doctor, ad esempio quel Ricky Franco Levi che ha detto a Prodi: «Romano, non possiamo essere confusi con i contestatori di Ruini, devi correggere il tiro».
D’altra parte che il Professore e il leader dei Ds ieri fossero «intonati» lo si poteva desumere anche dal tono delle dichiarazioni: «Abbiamo sempre ritenuto che le primarie fossero un grande segno di democrazia conseguente al bipolarismo - diceva il primo -, è chiaro che se le fa anche il centrodestra viene riconosciuto questo fatto, quindi sono contento». Mentre il segretario della Quercia: «Noi facciamo le primarie per rafforzare il nostro leader, loro le vogliono per dimostrare che quello che hanno non va bene». Parlare di primarie, insomma, per provare a dimenticarsi il tallone d’Achille dei Pacs.