Ma Prodi continua la sua battaglia per i mulini a vento

Il premier: «Ingenti investimenti nelle energie alternative» Enel e Enea pronte a partecipare al rilancio del nucleare

da Roma

Una sopravvivenza sempre più difficile in un ambiente surriscaldato dal quale si potrà uscire indenni soltanto attraverso una nuova alleanza. Romano Prodi che illustra il percorso ad ostacoli del Partito democratico? No, in realtà l’argomento affrontato dal premier è quello del clima. Pure in questo campo al governo «serve una nuova grande alleanza» in questo caso «con la natura». Una cosa è certa: per mantenersi al passo con le «pesanti» iniziative europee occorreranno «ingenti investimenti da fare subito con ritorni non immediati». Insomma, ci vorrà «coraggio» perché «alcune decisioni saranno più dolorose per alcune parti della società». Prodi annuncia pure che la Finanziara conterrà interventi per l’efficienza energetica. E il ministro verde dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio si lancia ancora più avanti parlando di New Deal «una svolta per l’adattamento sostenibile e la sicurezza ambientale». Ma il vero fanatico del clima è un altro: il ministro dell’Università, Fabio Mussi che spiega come «il capitalismo nella sua forma attuale è incompatibile con il pianeta Terra».
Al di là delle dichiarazioni choc sul clima e il riscaldamento, spesso smentite il giorno dopo, quando si parla di energia si finisce inevitabilmente per riaprire una piaga tutta italiana: il rifiuto del nucleare che venti anni fa ha di fatto reso l’Italia schiava degli altri paesi per quanto riguarda il fabbisogno energetico. L’idea la rilancia Pierferdinando Casini, leader dell’Udc, che annuncia una mozione per impegnare formalmente il governo a riprendere la via del nucleare.
Idea accolta con favore ad esempio dall’Enel, che sarebbe interessato a partecipare ad un eventuale rilancio del nucleare, prima delle filiere tecnologiche per produrre energia elettrica a basso costo e pulita, nel rispetto del protocollo di Kyoto. Proprio l’amministratore delegato Enel, Fulvio Conti ha lanciato un allarme black out nei giorni scorsi. E pure secondo il presidente dell’Ente nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente (Enea), Luigi Paganetto, «c’e in Italia una forte esigenza di rilancio della ricerca sul nucleare».
Ma per l’energia dell’atomo al momento non sembrano esserci speranze in Italia vista la posizione del governo. Pecoraro Scanio non ha dubbi: «Non ci saranno centrali nucleari inquinanti o con le scorie nucleari nel nostro paese». Pure Pierluigi Bersani, ministro dello Sviluppo economico, ribadisce che «in Italia non ci sono le condizioni, nemmeno economiche, per l’avvio di un piano di produzione nucleare» e che «attualmente l’unica strada da percorrere» è quella di «partecipare alla ricerca europea e internazione sul nucleare di quarta generazione». Poi Bersani sfodera un argomento al quale gli italiani sono sensibili: «Abbiamo rinunciato ad un piano sul nucleare e lanciarlo oggi significherebbe mettere in bolletta una cifra paurosa».
Sul no al nucleare secondo Pecoraro ci sarebbe una posizione bipartisan, con particolare riferimento a quanto sostenuto dall’ex ministro dell’Ambiente, il senatore di An Altero Matteoli che avrebbe detto: «Il nucleare non ha futuro in Italia». Ma Matteoli smentisce. «Non ho sostenuto che il nucleare non ha futuro in Italia - precisa l’ex ministro -. Ho invece ribadito che qualora si intraprendesse nuovamente la via del nucleare, occorrerebbero tra i 15 e i 20 anni per l’operatività delle centrali». Matteoli si dice pure convinto del fatto che sia giusto «discutere sul ritorno al nucleare come scelta di lungo periodo».