Prodi copia subito Bertinotti: «Tasse sui Bot»

Massimiliano Scafi

da Roma

La patrimoniale no. Un’imposta del genere, dice Romano Prodi, in Italia «c’è già e si chiama Ici». I Bot invece sì che dovrebbero essere tassati. Non tutti certo, solo le rendite alte: «Bisogna esentare le quantità modeste, quelli dei piccoli risparmiatori e delle famiglie. Chi invece ne ha milioni deve contribuire alle spese dello Stato, anche perché non è giusto che la tassazione sia inferiore a quella sul lavoro». Questo, spiega il Professore, «insieme a una seria lotta all’evasione fiscale» può servire ad abbattere il costo del lavoro, «che va ridotto di alcuni punti». E l’Irap? «Quando sento dire che va tolta in modo assoluto, mi viene da ridere».
Investito dalle Primarie, Prodi già sforna le sue ricette economiche. Il programma di governo, sostiene, non sarà un problema. «Ci sono dodici commissioni che lo stanno mettendo a punto. Terrò naturalmente conto della coalizione, ma in questa vittoria netta c’è l’indicazione chiara su chi avrà la responsabilità. Ho tutti i margini che mi permettono di lavorare veramente in serenità». Nemmeno Bertinotti, assicura, sarà un problema: «L’esito del voto di domenica non dà luogo a equivoci. Il programma dovrà rappresentare tutta l’Unione e, come in tutte le coalizioni, sui temi controversi varrà il criterio della decisione a maggioranza. Io però avrò il compito di coordinare tutti». Subito un esempio, il corteo di sabato scorso indetto da Prc e Cgil contro la direttiva Bolkestein. «Hanno sbagliato a manifestare, quel provvedimento è un importante passo avanti verso la liberalizzazione». Fausto è servito. E Mastella? «Sarò... Clemente con lui, ah ah».
Il Prof è visibilmente soddisfatto e prepara le prossime mosse. La prima riguarda proprio la data del voto. «Chiederemo l’accorpamento di tutte le elezioni al 9 aprile: le amministrative, le politiche e le regionali siciliane. Si risparmierebbero 150 milioni e si darebbe un segnale di serietà». La seconda «un incontro con i presidenti di Regione del centrosinistra per un’azione specifica in vista della Finanziaria». La terza, dove ci sono «le divergenze maggiori», è la politica estera: «Metteremo il ritiro dall’Irak nell’agenda di governo».
La quarta questione invece è più complessa e concerne la struttura del centrosinistra di fronte alla nuova legge proporzionale. Una lista Prodi? «No, non penso - risponde -. Io sono entrato in politica per unire non per dividere». E il vecchio Listone, già bocciato dalla Margherita? Nemmeno: «La lista unitaria non è una scorciatoia elettorale. Quando penso all’Ulivo non penso a un nuovo partito, ma a una federazione forte con un gruppo parlamentare unico e coeso che rappresenti il fulcro della prossimo governo». Di più, spiega, ora non si può fare, inutile forzare la mano, come fa lo Sdi proponendo l’unità tecnica per il Senato: «Il cammino dell'unità si fa passo passo, non è che uno possa dire o tutti o niente». E qualche no lo dà quasi per scontato: «Non sarò impreparato, ma scelte diverse dovranno venire da uno stato di necessità. Non siamo contro i partiti, però serve qualcosa di più, un progetto che unisca le radici storiche del riformismo italiano». Niente listini, quindi, perché gli elettori «non vogliono i bizantinismi». Lui comunque non si candiderebbe per Palazzo Madama: «Un premier deve presentarsi alla Camera».
Prodi rilancia dunque l’Ulivo «storico» e unito, proprio mentre il Parlamento sta per varare una nuova legge proporzionale. «Vedremo poi come organizzarci, intanto pensiamo a combattere questa riforma che non fotografa il Paese e che non è detto che venga approvata, visti i dubbi sulla costituzionalità». Il testo è ora al Senato. Fassino ha tentato una mediazione con la Cdl, il Professore non sembra d’accordo: «Non vedo come possa cambiare la nostra strategia. Il discorso sulla trattativa è subito rientrato perché il centrodestra non ha mai avuto intenzione di dialogare». Chiude con il gioco della torre: meglio Rutelli o Bertinotti? «Mi fido di tutti, ma so che in politica il clima cambia giorno per giorno».