Prodi costretto alla fiducia anche sui rifiuti di Napoli

Unione divisa pure sui provvedimenti per liberare la città sommersa dall’immondizia

Roma - E diciannove! Il governo Prodi ieri ha posto la diciannovesima questione di fiducia della sua tormentata esistenza sulla legge di conversione del decreto per l’emergenza rifiuti in Campania.

«La situazione è drammatica e insostenibile - si è giustificato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti - e lo Stato non può restare inerte. Bisogna intervenire anche con la conversione in tempi più brevi di questo decreto». Il provvedimento, infatti, scadrà il 10 luglio e l’esecutivo ha deciso di mettersi al riparo da sorprese nonostante a Montecitorio possa contare su un’ampia maggioranza.

Anche sulle questioni ambientali l’Unione è divisa. Ulteriori traccheggiamenti avrebbero affossato un decreto che di per sé non eviterà automaticamente il ripetersi di spettacoli come i roghi della «monnezza» in quel di Napoli. Basti pensare che il deputato no-global di Rifondazione, Francesco Caruso, ha interpretato la questione di fiducia come un atto che «rasenta il colpo di Stato». Secondo Caruso, «le inchieste della magistratura in Campania rischiano di essere insabbiate dallo strapotere di un commissariato che può agire in deroga a tutte le leggi». Dall’altra parte della barricata il ministro della Funzione pubblica, Luigi Nicolais. «Il governo ha fatto moltissimo», ha ripetuto. «La fiducia era necessaria», ha ribadito il presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci (Dl).

Tra i due fuochi il commissario straordinario, Guido Bertolaso, che ha pure pensato di allontanare da sé l’amaro calice. Forse perché nella maggioranza non tutti hanno sostenuto la sua azione. Anche se ieri in molti si sono affannati a manifestargli solidarietà. Dal ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio («spero che lui possa continuare») al sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino («non è mancato né mancherà l’appoggio delle istituzioni»). Un sostegno che non costa nulla giacché Bertolaso dovrà continuare a sopportare le proteste dei «no-discarica».

È nell’individuazione di quattro siti (Serre, Savignano Irpino, Terzigno e Sant’Arcangelo) per lo stoccaggio dei rifiuti che si sostanzia il decreto. Per quanto riguarda Serre, anziché Valle della Masseria (700mila tonnellate di volume) si utilizzerà Macchia Soprana (200mila tonnellate). Più che i sit-in della cittadinanza, come sottolinea un documento commissariale depositato in commissione Ambiente al Senato, sulla scelta di Macchia Soprana ha influito il ministro dell’Ambiente. Fatto sta che si spenderanno 4,5 milioni di euro per realizzare il sito in un’area che dista pochi metri da un’oasi del Wwf. Ma il decreto lo consente perché prevede deroghe alle normative ambientali. La Campania rischia di «affogare» sotto 950mila tonnellate di rifiuti e con un solo termovalorizzatore da avviare ad Acerra.

Come si sia arrivati al punto di saturazione è il sistema dei Conti pubblici territoriali a spiegarlo: la Regione guidata da Antonio Bassolino negli ultimi dieci anni in media ha speso 800 milioni di euro per i rifiuti, ma di questi solo 29 milioni erano destinati agli investimenti. Il decreto prevede la predisposizione di un piano per il ciclo integrato dei rifiuti. Rimodulando le risorse finanziarie disponibili si potrebbero sbloccare 12 miliardi di euro da fondi nazionali e comunitari. La valutazione è della commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti presieduta da Roberto Barbieri, l’inventore della finanza creativa bassoliniana. Ma questa è un’altra storia.