Prodi costretto a tapparsi la bocca sulla stangata

Caro Granzotto, mi illumini. Una cosa non riesco a capire: perché Prodi che promette una tassazione feroce, ma solo per le grandi fortune, viene sostenuto da tutti i grandi finanzieri e industriali? Forse questi magnati desiderano essere massacrati dalle tasse o immolarsi per il bene della Patria? O forse semplicemente, al contrario del ceto medio, sanno già come salvarsi. In effetti fosse vero quello che Prodi minaccia, gente come Montezemolo e Della Valle, per citare due nullatenenti a caso, dovrebbe temere di non potersi neanche più permettere il parrucchiere.
Federico Navire (Aquisgrana)


Prodi sa benissimo che i suoi sostenitori miliardari (in euri) sono oggi e saranno domani i primi ad eludere, con abili colpi d'anca, le stangate fiscali. Come avrà certamente letto, caro Navire, il noto Diego Della Valle, un nome a caso, ha prudentemente inguattato in Lussemburgo la quota della Banca Nazionale del Lavoro in suo possesso. Tutto regolare, sia chiaro. Ma costaggiù inguattandola (assieme ad altre partecipazioni, come quella a «Charme» - la holding del marchese di Montezemolo - e di Rcs, ovvero sia del Corriere della Sera) eviterà di pagar tasse per la bellezza di 9 milioni di euri. E ciò quando i francesi, che hanno già depositato alla Consob il prospetto dell'Opa, si papperanno la Bnl consentendo a Della Valle di papparsi a sua volta una plusvalenza di 300 milioni di euri, uno più uno meno. Tutto regolare, ripeto, tutto a norma di legge. Ma provi lei a farlo. È un po' il trucchetto cui è ricorso Giovanni Consorte, un altro campione della finanza rossa (un milione e 800mila euri all'anno per guidare una cooperativa, una impresa mutualistica tutta etica e solidarietà): retribuito con 5 milioni e mezzo di euri per certe sue auree consulenze, si fece pagare estero su estero eludendo così la tassa sulle prestazioni professionali. Roba che se nel compilare il 740 mi dimenticassi di denunciare il compenso per un articolo chiestomi dalla Squilla della Valdossola, il Fisco mi farebbe nero.
Prodi, con gli amici del quartierino, siano essi furbetti o meno, ci va dunque a cuor leggero. Sa che dispongono degli strumenti - poderosi uffici legali, eserciti di commercialisti - per schivare eventuali mazzate fiscali. E sa anche che a far cassa contribuirà, comme d'habitude, Pantalone, ovvero il ceto medio. Che testa quedra pensava di intortare buttandogli le ossa della pace, della serietà, della felicità collettiva, dell'Europa, degli ideali e dei valori ovvero l'aria fritta che inturgida le 300 pagine del suo programma. Ma non gli è andata o comunque non gli sta andando bene e la prova l'abbiamo avuta l'altro ieri quando con stizza ha rifiutato di misurarsi con Berlusconi. Gli è che non solo i sondaggi, ma le stesse indicazioni che gli vengono dai luogotenenti «sul territorio» lo danno in continuo calo di consensi. Ancora una parola sulle tasse (con le cifre sparacchiate «d'istinto», poi. Bel modo di fare per uno che ambisce a guidare il Paese) e la sinistra va, elettoralmente, a ramengo. Nel tentativo di salvarsi la pelle Prodi, che politicamente è un coniglio, ha dunque scelto o l'hanno costretto a scegliere di tapparsi la bocca. Contando, di qui a domenica, solo sulla tenuta della falange dei coglioni.