Prodi decide quanti operai avrà un'impresa

Una follia burocratica che andrà a colpire soprattutto autonomi e piccole imprese. Per sconfiggere il sommerso la maggioranza vuole entrare a piè pari nella gestione delle imprese. La Confartigianato: <strong><a href="/a.pic1?ID=178652">&quot;Invasione di campo di stampo sovietico&quot;</a></strong>

Milano - Sorpresa d’inizio estate per le aziende italiane. Per combattere il lavoro nero - e fin qui qui non c’è nulla di strano - il governo si prepara a introdurre nelle imprese gli indici di congruità, ovvero degli indicatori che stabiliscono il rapporto corretto tra la qualità dei servizi e dei beni realizzati da un’azienda e la quantità delle ore di lavoro necessarie per produrli. In parole povere è lo Stato che deciderà il numero delle maestranze all’interno di una ditta. Un progetto che la Confartigianato, reduce dal primo tavolo di discussione al ministero del Lavoro, definisce come una «inaccettabile invasione di stampo “sovietico” in economia, del tutto inutile per contrastare il sommerso». «Nemmeno sotto il regime sovietico - rincara la dose l’organizzazione guidata da Giorgio Guerrini - lo Stato stabiliva quanti dipendenti dovessero lavorare in un’impresa».
Tutto parte dalla Finanziaria 2007 e dai decreti che dovranno essere varati entro il prossimo 30 giugno, tra poco più di un mese. Una prospettiva, questa, che ieri al ministero del Lavoro, Confartigianato e Confcommercio hanno subito respinto. «È un intervento dirigista dello Stato nell’economia del Paese - spiega Arnaldo Redaelli, presidente di Anaepa Confartigianato (settore costruzioni) - in quanto è assurdo, oltre che praticamente impossibile fissare per legge e in astratto quanti lavoratori dipendenti siano necessari a un’azienda. È un provvedimento che non tiene conto delle diverse modalità organizzative delle imprese, del loro livello tecnologico e dei diversi livelli di efficienza delle persone impiegate. In questo modo si vuole scaricare sulle imprese le inefficienze della Pubblica amministrazione nell’attività di ispezione e repressione del lavoro irregolare». In pratica, il piano del governo, ispirato non a caso dai sindacati confederali, presenti ieri al tavolo della discussione con Confindustria e il sottegretario al Lavoro, Rosa Rinaldi, segue lo stesso ragionamento degli studi di settore, che sono però finalizzati a individuare i ricavi di una società (quindi creati per contrastare l’evasione fiscale). Nel caso in esame, invece, viene presa come parametro la congruità delle ore di lavoro. Il progetto partirà sperimentalmente coinvolgendo i settori dell’edilizia e dell’agricoltura, quindi potrà essere allargato ad altri comparti: imprese di pulizia, logistica, turismo fino a interessare, col tempo, l’intero sistema economico italiano. E se un’impresa non risultasse «congrua»? Le penalizzazioni previste non sono di poco conto: si va dall’interdizione a partecipare ad appalti pubblici alla perdita delle agevolazioni normative e contributive. «È un’iniziativa inutile per i fini che si propone - conclude il presidente di Confartigianato - e va in controtendenza rispetto agli impegni assunti dal governo per semplificare gli adempimenti a carico delle aziende», rendendo così più difficile l’attività delle piccole e medie imprese, caricate di nuovi oneri. Una tegola in più, insomma, per un settore il cui 40% «muore» nei primi 4 anni di vita a causa del micidiale cocktail composto da costi e burocrazia.