Prodi: per difendere il Papa bastano le alabarde

Per salvare la faccia si affida a un comunicato: tutta colpa dei media

Gianni Pennacchi

nostro inviato a New York

E chi, meglio delle guardie svizzere, può occuparsi della sicurezza di Benedetto XVI, se proprio con le loro alabarde si fecero massacrare per difendere la vita di un papa di svariati secoli fa? Par questo il convincimento del nostro presidente del Consiglio che così se ne è uscito ieri in conferenza stampa prima di recarsi al Palazzo di Vetro per tenere il suo pubblico intervento. Saprete anche voi degli avvertimenti lanciati da Ali Agca sui rischi del viaggio papale in Turchia, e l’attentatore di Giovanni Paolo II sicuramente se ne intende. Ma Romano Prodi ha risposto che il problema della sicurezza del papa riguarda «le sue guardie». Probabilmente era stanco e nervoso, il premier. Da nove giorni si va sbattendo tra Italia, Cina e America, dorme poco e male, dunque fatica a soppesar le parole. Però, poco dopo la gaffe, ha fatto diffondere da Palazzo Chigi una nota di precisazione e di rettifica, che peggiora le cose. Tanto da far sorgere il sospetto che in realtà, pur se non può dirlo, pensa davvero che quella lezione su cristianesimo e islam, papa Ratzinger poteva risparmiarsela. Ma andiamo con ordine e stiamo ai fatti.
Eran le 10 del mattino in un salone del Millennium, e Prodi aveva già risposto a svariate domande quando una giornalista della Reuters gliene ha poste due insieme. La prima, citando Ali Agca e il suo avvertimento al Papa di non fare il viaggio in Turchia previsto a novembre, specie dopo il discorso tenuto a Ratisbona: «Parlando da persona che conosce bene queste questioni, dico che la sua vita è in pericolo. Non venga in Turchia», ha ammonito l’uomo che nell’81 sparò a Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro. È preoccupato?, ha domandato a Prodi la giornalista che gli ha posto immediatamente il secondo interrogativo, se sarà al Senato per il dibattito sulla vicenda Telecom dal momento che sarebbe ripartito per Roma in serata. Il premier ha risposto soltanto a questa domanda, senza nemmeno dirsi un pizzico preoccupato per gli avvertimenti di Ali Agca, e il microfono è passato ad altri giornalisti su altri temi.
Sinché, dopo dieci minuti, si è alzato un altro giornalista più tignoso e gli ha fatto: non ha risposto alla prima domanda della collega, può farlo? E Prodi ha sbottato: «Ma se mi domanda del Papa in Turchia, cosa vuole che ne sappia io che sono qui alle Nazioni Unite! Cosa vuole che risponda!? Vedrà il consiglio di sicu... vedranno le sue guardie, non so... Scusi eh, non è che non rispondo alle domande, io non lo so! Non so quale sia la fonte... il Vaticano... Perché devo rispondere a una domanda di cui non so assolutamente niente? È per rispetto a voi!».
Facce allibite degli astanti, flash immediati delle agenzie, umana comprensione per chi evidentemente ha i nervi a fior di pelle ma sconforto perché un presidente del Consiglio non può reagire così su un tema come questo. Alla fine della conferenza stampa, il Tg1 lo ha intervistato dandogli l’opportunità di scaricare sul centrodestra, che lo accusa di aver lasciato il Papa da solo, «contro l’onda islamica». Per caso Prodi «ha qualche riserva nei confronti del discorso tenuto a Ratisbona da Benedetto XVI?». E il nostro: «No, no. Io ho fatto immediatamente una dichiarazione - era in Cina a Tianjin - dopodiché il centrodestra l’ha volutamente dimenticata, ma questo ormai è lo stile e non mi stupisco affatto».
Per lo stupore invece di quel «vedranno le sue guardie», da Roma è poi giunto un comunicato che così recita: «In relazione alle parole attribuite al presidente del Consiglio Romano Prodi, circa supposti rischi per la sicurezza del Santo Padre in Turchia, l’ufficio stampa della presidenza del Consiglio precisa che il tema viene considerato dallo stesso presidente di così grande importanza e delicatezza da non poter essere affrontato sbrigativamente con malevole interpretazioni ad uso mediatico». Poi, in serata, il premier è tornato sull’argomento: «Le mie parole sono state volutamente distorte. È chiaro che alla sicurezza del Papa in Turchia ci deve pensare il governo turco. È stata fatta un’ironia del tutto fuori luogo...».