Prodi: Diliberto? Truculento ma non troppo

da Roma

Sfida l’ironia di chi lo bolla come «il solito prete» e dice agli italiani di «stare sereni»; ripete che «il Paese ha bisogno di una calmata». Insomma Romano Prodi tiene a precisare che se ha deciso di dire la sua su quel «Berlusconi mi fa schifo» è solo perché ha voluto calarsi in un ruolo che gli è caro: quello del paciere. Di chi si mette tra i due litiganti, che in questo caso sono chi ha pronunciato la frase incriminata, cioè Oliviero Diliberto e chi nella maggioranza ha preso le distanze. E difatti il suo commento è lontano dalle bacchettate che altri esponenti della sinistra, ad esempio il leader dei Democratici di sinistra Piero Fassino, hanno riservato al segretario dei Comunisti italiani. Più che con Diliberto Prodi se l’è presa in generale contro certe espressioni che «non dovrebbero essere mai usate». Senza contare che «a me non fa schifo proprio niente e non uso termini truculenti come questi». Poi, però, ha tirato le orecchie a chi ha criticato l’esponente della sinistra radicale. Certe espressioni - questa la tesi di Prodi - «non vanno neanche eccessivamente drammatizzate». Anche perché «se si prende l’elenco dei vocaboli usati nei miei confronti, altro che schifo... molto di più, e non me la sono mai presa». Insomma, sembra capire che se c’è qualcuno che rischia di andare fuori strada non è tanto Diliberto, ma chi non ha seguito il consiglio che lo stesso segretario del Pdci ha fatto seguire alla frase dello «schifo», cioè il «rimarcare la differenza» sempre e comunque rispetto al centrodestra. «Stiamo molto attenti - è l’avvertimento di Prodi - a non drammatizzare espressioni eccessive, che non dovrebbero essere mai usate, ma che poi quelli che drammatizzano hanno usato tanto spesso».
Il centrodestra si sarebbe aspettato qualche cosa di più dal premier. E lo si capisce dalla nota diffusa ieri dal coordinatore nazionale di Forza Italia Sandro Bondi: «Oggi leggiamo stupefatti che il presidente del Consiglio, ripeto il presidente del Consiglio, giustifica le parole di Diliberto. Non c’è un limite al peggio in questo sventurato Paese». E la ragione è soprattutto il momento in cui è stata pronunciata l’invettiva: alla vigilia della manifestazione di Vicenza e all’indomani della conferma che le Brigate rosse volevano colpire proprio Berlusconi.
Circostanza sottolineata nei giorni scorsi da tutto il centrodestra, a partire dal leader di An Gianfranco Fini che ha parlato di «istigazione all’odio». In questo modo si «strizza l'occhio ai terroristi ed ai loro numerosi compagni di strada», aveva detto l'ex ministro dell'Interno Beppe Pisanu. Anche il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini ha trattato l'uscita di Diliberto alla stregua di una «trovata pubblicitaria», che però «ha l’effetto molto grave di alimentare il sottobosco di odio nel quale si può annidare la violenza eversiva. Un boomerang per la sinistra e un colpo pesante per Prodi perché la dice lunga su chi ha in mano le chiavi del governo italiano». Anche alla sinistra le parole di Diliberto erano sembrate eccessive. E lo stop più pesante era arrivato soprattutto da Fassino: «Io sono distantissimo da Berlusconi, dopodiché non deduco dalle differenze politiche la conseguenza di avere nei suoi confronti meno rispetto che verso tutti gli altri». Dibattito e differenze vanno bene, ma ci vuole lo stesso rispetto per tutti. Una cosa diversa rispetto quel «a me hanno detto peggio» di Prodi.