Prodi e compagni portano a Ferrante il «soccorso rosso»

(...) per la prima uscita ufficiale di Prodi. Il neo premier che arriva per benedire il candidato sindaco Bruno Ferrante. La speranza è che, dovesse vincere, l’ex prefetto sia più abile ad amministrare la città che a organizzare conferenze stampa. Si vedrà. Intanto, per la coda di campagna elettorale, dopo averlo lasciato per mesi da solo, da Roma arriva il soccorso rosso. Oltre a Prodi nel pomeriggio, in serata fanno capolino in piazza Duomo Piero Fassino, Francesco Rutelli, Pecoraro Scanio, il rifondatore comunista Franco Giordano, il comunista e basta Marco Rizzo e il Nobel rosso Dario Fo. Si parte con il duetto Prodi-Ferrante che si esibiscono complimentosi a favore di flash e telecamere. «L’aver scelto Milano come città della prima visita - esordisce Ferrante - è un segno di grande attenzione e della consapevolezza di cosa Milano rappresenti per l’Italia». Difficile a credersi, scorrendo la carta d’identità di ministri e sottosegretari. Prodi replica parlando di «provincialismo» da sostituire con grandi orizzonti. E racconta di un impegno per Milano che è «un impegno per l’Italia». «Il governo è disponibile - assicura - se vi è un interlocutore locale forte». E si rivolge al «futuro sindaco» Bruno. Nel migliore dei casi un lapsus dovuto al nuovo ruolo. Nel peggiore l’inquietante sospetto che, dovesse vincere Letizia Moratti, il trattamento potrebbe non essere lo stesso. Timore che Prodi tenta di dissipare. «Sarò al servizio di Milano - assicura - e del suo progetto di rilancio chiunque vinca la battaglia elettorale». E allora via con il ruolo finanziario «ma anche e soprattutto internazionale» da rafforzare, di Milano da far diventare «fulcro europeo del Paese grazie a migliori infrastrutture e servizi», dei mezzi da dare nell’ottica della filosofia di Roma Capitale.