Con Prodi e contro l’atomo, ma Adriano non è rock

Attacchi a Berlusconi e agli architetti-kamikaze. Tanti ospiti "di passaggio" per lanciare il nuovo disco. Uno show pensoso ma lento sulle sciagure della "situazione politica"

Milano - Poco rock, molto lento. È così Celentano in veste di protagonista e regista del suo film-show.

Primo Ciak. Lui e gli autori delle canzoni, Mogol e Gianni Bella, in piedi, in un angolo dello studio. Del resto siamo qui per parlare di musica. E allora, «cantiamo con il cuore», come dice Giulio Rapetti, cioè Mogol, nel siparietto iniziale in cui i due parolieri provano a intonare Dormi Amore. La situazione non è buona. Che è il titolo del nuovo album del Molleggiato. Perbacco, siamo qui per promuovere il disco, e promuoviamolo. Con una inedita spalla: Fabio Fazio che fa la parodia - neanche troppo accentuata - di se stesso, del giornalista, cioè, che s’inchina di fronte all’intervistato. E lui, Celentano, che parte subito in veste di guru e infila uno dietro l’altro il pericolo delle scorie nucleari, il cemento che dilaga, gli stadi infestati dagli ultrà, e i politici insensibili, tranne uno: Prodi, che è «sulla strada giusta, che per non otturare i lavandini fa solo promesse che si possono realizzare, ma il Paese non lo capisce, preferisce vivere meno». E così Celentano lancia subito la bomba: la volata a Prodi. Due anni fa con Rockpolitik era tornato in Tv per sparare contro il centrodestra. Ieri sera ci è rientrato per sorreggere il centrosinistra e per dire a Berlusconi che deve fare una rivoluzione dentro se stesso e fermare i progetti insani del sindaco di Milano, Letizia Moratti.

Secondo Ciak. Ecco che arriva Carmen Consoli, bella, brava. Le telecamere si allargano: si vede lo studio della sede Rai di Corso Sempione, due stanzette piccolissime, in una il bancone mixer, nell’altra uno studio di registrazione. Con due grandi: Ludovico Einaudi al piano e Stefano Di Battista al sax. Insomma sembra di stare in una di quelle radio pirata di prima generazione, ricavata in un cottage. Si canta, si parla, ci si saluta, si discute, si raccontano barzellette in bagno, continue interruzioni, clima da compagnoni. Come se si stesse registrando una trasmissione da mandare in onda tra qualche giorno. Si perché Celentano, per il grande rientro su Raiuno, si è inventato il film show, un’antitesi, una contrapposizione tra due generi diversissimi. A due anni esatti dal fragoroso poker di Rockpolitik che mandò in tilt la televisione italiana, non poteva non escogitare un’altra incursione sorprendente, almeno nel tentativo. Telecamere ovunque, sincronia perfetta. Le riprese non si possono rifare, siamo in diretta. E se si sbaglia di un millesimo, tutto crolla. Il più in pista è Tricarico. Che dice la verità: «A chi potevo far cantare “la situazione del mio lavandino non è buona” e risultare credibile se non a Celentano?».

E, allora, altro Ciak. È la volta di Laura Chiatti, la bella attrice che il clan ha voluto come amante di Rino Gaetano, nella fiction a lui dedicata. Confronto generazionale tra lei, 25 anni, e il Molleggiato, settanta a gennaio. Lui: «Suonano questa musica per farti sentire un po’ più vecchia». Lei: «E a te come fanno a farti sentire più giovane?». Beh, basta solo la presenza. Per fortuna c’è Milena Gabanelli, la battagliera conduttrice di Report, a non farsi prendere dall’ammirazione per il Molleggiato: lui, in collegamento telefonico, vuole incolpare i giornali e l’Isola dei famosi dei mali d’Italia, lei dice che il punto non è quello, che ognuno fa la sua parte.

Riparte subito la musica, la colonna sonora del film-show. Hai bucato la mia vita canta il Molleggiato e da il meglio di sé. Arriva, finalmente, la sua voce, che è quella per cui milioni di italiani lo seguono ancora. E per la sua musica farebbe questo e altro: fare pace con Del Noce e tornare su Raiuno. Il disco è già nei negozi. Questa trasmissione, possiamo perdonargliela.