Prodi e D'Alema: l'Italia resta in Afghanistan, ma niente truppe in più

Il premier frena sulle richieste della sinistra, ma le polemiche non si placano. Il ministro degli Esteri assicura al segretario generale della Nato che saranno mantenuti gli impegni a Kabul

Roma - Nuova puntata nella guerra dell’Afghanistan, che si combatte non tra le montagne intorno a Kabul ma nel palazzo della politica, fra governo e “alleati” della sinistra. Dopo le minacce di non votare il rifinanziamento della missione, come ritorsione per il sì di Prodi all’allargamento della base Usa di Vicenza, interviene D’Alema che assicura al segretario generale della Nato, Jaap de Hoop Scheffer: “L'Italia manterrà il suo impegno in Afghanistan ai livelli attuali. È intenzione dell'esecutivo presentare un decreto di rifinanziamento delle missioni militari nel mondo, confermare il nostro impegno militare e credo - ci stiamo lavorando - estendere l'impegno sul piano civile e della cooperazione". Mediazione o nuovo ultimatum perché il governo non può dire no agli impegni internazionali? Il ministro degli Esteri va in soccorso di Prodi, in attesa del voto in parlamento.

Il premier: nessun aumento di truppe E sulla querelle interviene anche il premier che conferma: "Nessun aumento di truppe, ma rispetteremo gli impegni. Pace vuol dire assumersi delle responsabilità e noi spingiamo per una conferenza di pace. La fiducia? - dice risponendo a Giordano del Prc - vedremo, ma non c'è sicuramente un desiderio di rottura".

Vertice notturno Per sedare le liti ieri a palazzo Chigi si è tenuto un lungo vertice. Pare che l’accordo raggiunto preveda l’inizio di una nuova fase con una maggiore presenza di carattere umanitario e un'azione di contrasto al traffico di oppio nel paese. Resta ancora sul tavolo, però, la questione altrettanto delicata della exit strategy, la programmazione della fine della missione. “Nessun ultimatum - chiarisce il leader dei Verdi e ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraio Scanio - ma rispetto dei patti programmatici”. Paolo Ferrero (ministro Solidarietà sociale), illustra la linea di Rifondazione comunista: “Bisogna modificare la strategia per riuscire a dare una risposta di pace a quel paese dopo una trentina d'anni di guerra”. La Margherita si dichiara possibilista: “Credo ci sia la disponibilità a ridiscutere la missione in Afghanistan - dichiara Rosi Bindi - per dargli una caratterizzazione sempre più umanitaria”. Il ministro della Famiglia, tuttavia, denuncia l'atteggiamento “un po’ infantile di dire che siccome c'è stata la decisione sulla base di Vicenza, allora è necessario che si deve ridiscutere l'Afghanistan”. Lo sottolinea Antonio Satta, vicesegretario dell'Udeur. “Senza il voto responsabile dell'opposizione il governo Prodi coprirebbe l'Italia di ridicolo”, dice Renato Schifani, capogruppo di Forza Italia al Senato. L’Udc prende le distanze: “Non è nel novero delle possibilità che l'Udc voti la fiducia al governo”, dichiara Pier Ferdinando Casini. Noi possiamo votare atti del governo come quello sull'Afghanistan perché si tratta di confermare un vincolo di solidarietà verso i nostri militari che abbiamo mandato ad impegnarsi contro il terrorismo. Ma è chiaro che se Prodi porrà la fiducia noi non potremo votarla”.