Prodi e Fassino per non scottarsi disertano la fiaccolata di Milano

Il leader dell’Unione si giustifica: «Ho voluto evitare provocazioni»

Laura Cesaretti

da Roma

Alle sette della sera, mentre già i primi manifestanti iniziavano ad affluire in piazza, Romano Prodi ha capito che la sua partecipazione alla fiaccolata di corso Buenos Aires a Milano rischiava di trasformarsi in un boomerang.
«C’è un clima teso fomentato soprattutto da An, ci sono ovunque i loro manifesti che dicono “Non vogliamo i prodi autonomi”, di sicuro ci saranno contestazioni», lo hanno avvertito i ds milanesi, dopo sopralluoghi sul campo. A quel punto il Professore e Piero Fassino, che avrebbero dovuto partecipare insieme alla manifestazione anti-violenza di ieri sera, si sono rapidamente consultati: andare lo stesso, come avevano promesso solo poche ore prima, o tirarsi indietro, con inevitabile strascico di polemiche sulla loro «diserzione»? Alla fine hanno deciso che quello era il male minore: molto peggio finire nei telegiornali del prime time e sulle prime pagine dei quotidiani del giorno dopo assediati dai fischi dei manifestanti, e rimessi sul banco degli imputati come «amici» dei centri sociali. «Non andremo per evitare provocazioni», hanno fatto sapere.
La bagarre però è scoppiata lo stesso, con la Cdl che in coro li accusava di essere «fuggiti» e Berlusconi che irrideva: «Prodi sarebbe stato accolto da una bordata di fischi». Il Professore rintuzzava: «Proprio per questo era bene non andare: dovevamo partecipare a una manifestazione unitaria contro la violenza, e invece è stata organizzata una manifestazione contro di noi. Voglio un Paese unito e quindi mi stupisco delle parole di Berlusconi, felice per il fatto che ci avrebbero fischiato. Un leader politico non fa queste affermazioni».
Prodi ha informato di aver avuto una «lunga telefonata» con il presidente di Confcommercio Sangalli, per comunicargli la propria decisione di non partecipare alla manifestazione «per evitare strumentalizzazioni finalizzate a determinare un clima di tensione ». Sangalli, assicurava intanto il portavoce del Professore Silvio Sircana, «ha compreso le ragioni di questa scelta: preferiamo, proprio per rispetto nei loro confronti, non trasformare una manifestazione di solidarietà in qualcosa che non c'entra niente con la solidarietà». Ma a quanto pare il presidente di Confcommercio non si è del tutto convinto: «Sono dispiaciuto dell’assenza di Prodi», ha fatto sapere da corso Buenos Aires, e ha aggiunto: «Questa è una manifestazione importante contro la violenza e la cultura della distruzione, e non una manifestazione partitica: è un corteo di persone, come chiunque può vedere». E anche l’appello a lasciare a casa le bandiere «mi pare sia stato in gran parte raccolto».
Dall’entourage di Fassino si confida che invece era stata la stessa Unione dei commercianti milanesi ad avvertire nel pomeriggio il segretario della Quercia milanese, Mirabelli, che c’era qualche ragione d’allarme sull’accoglienza che sarebbe stata riservata al candidato premier dell’Unione e al segretario ds: «Ci hanno spiegato che erano preoccupati anche loro, e che non potevano garantire che non ci sarebbero state contestazioni politiche: è chiaro che An ha preso le redini della piazza con l’intento di orchestrare una strumentalizzazione elettorale ai nostri danni». Prodi ha spiegato la propria assenza ai microfoni del Gr: «Mi sembra che una seria prudenza ci obblighi ad astenerci dal partecipare. Anche se sono solidale con chi manifesta contro la violenza». Ma teme strumentalizzazioni? «Non lo so, sono venuto a Milano per manifestare solidarietà. E lo ribadisco. Ma credo sia serio e prudente non partecipare a una manifestazione in cui slogan e tensioni sembrano presenti».