Prodi e Mister Prezzi sprezzanti del ridicolo

Una volta sfrattato, il governo Prodi si è accorto di molte cose. Il primo guaio di cui si è reso conto è stato il «problema salari». Evidentemente mentre proponeva finanziarie vessatorie anche e soprattutto per i lavoratori dipendenti, con aumenti a pioggia di aliquote, contributi e tasse locali, tutti diligentemente votati da deputati e senatori che oggi si presentano sotto le bandiere del Partito Democratico, il governo era posseduto da un demone. Facevano ma non sapevano cosa facevano e quindi non era colpa loro. Di solito è la tattica di chi commette un delitto e spera di ottenere almeno l'infermità mentale.
Allo stesso modo evidentemente non si accorgevano della crisi economica mondiale e, pochi giorni prima di cadere, Prodi era riuscito a dichiarare che «la macchina Italia dopo un cambio gomme e un rifornimento di fiducia, sta uscendo dai box e sta girando ad una velocità che non raggiungeva più da anni». Purtroppo per noi invece la macchina stava andando a sbattere contro la saracinesca del box e infatti, poco dopo, il dato sulla produzione industriale in calo del 4% (dato peggiore dal 2001) ha provveduto alla sveglia. L'ultima scoperta è stata l'esistenza dell'inflazione. Eppure prima di cadere il governo aveva già trovato l'arma definitiva contro il carovita: aveva infatti creato «Mister Prezzi», vale a dire un'altra poltrona su cui siede un signore che implora ai prezzi di calare. L'efficacissima misura è stata festeggiata dall'inflazione di marzo, mai così alta negli ultimi anni.
Adesso però è cambiato tutto. A una settimana dalle elezioni ecco una fioritura di idee e di proposte per salari, crescita e inflazione che, ovviamente, devono essere concordate con il PdL che, altrettanto ovviamente, «si assumerà la responsabilità di non voler venire incontro alle esigenze della povera gente». La politica ci ha abituato alla sfacciataggine, ma qui si passa davvero il segno. Per due anni sono stati votati provvedimenti di ogni tipo, infischiandosene di qualsiasi ragionevole controproposta dell'opposizione e portando a votare infermi e quarantenati pur di far prevalere ostinatamente le proprie idee; adesso, ad una settimana dalla definitiva defenestrazione, si cerca di tirare in ballo il PdL con proposte condivise. Ci sarebbe un ben noto proverbio che per decenza tradurremmo così: «Sono tutti pugili con la faccia degli altri», e che ben rappresenta la tendenza della sinistra di lasciare il palazzo con interessantissime cose da fare in futuro e senza un soldo in cassa. Strane pretese a parte, il problema dell'inflazione è più che serio e andrà affrontato come priorità dal nuovo governo. Peccato però che ricette “facili” non ce ne siano, altrimenti le banche centrali avrebbero risolto metà dei loro problemi ed invece di Ben Bernanke alla Federal Reserve ci sarebbero Mister Prezzi e Mister Crescita.
Ciò non significa che non si possa far niente: per esempio si potrebbe incentivare fortemente l'utilizzo dei servizi online. Un mutuo cercato sul web costa di solito assai meno di uno trovato per altri canali e, risparmiare un punto percentuale sulle rate, equivale già ad un aumento di stipendio. Per i generi di prima necessità si potrebbe, come misura estrema, stabilire una fascia massima di incremento prezzi rispetto alla produzione, oltre il quale scatterebbero sanzioni analoghe a quelle previste per i tassi usurari. Si tratta in ogni caso di misure politiche, non di spesa, e come tali non devono essere gestite da camere in disarmo. Coraggio, basta aspettare poco più di una settimana, magari «si può fare», ma di certo fino ad ora non si è fatto nulla di buono.
Claudio Borghi
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