Prodi «evade» sull’Iva: voglio vedere i conti

Consensi a sinistra: «C’è una riflessione in corso». E Lamberto Dini aggiunge: «Serve una correzione con maggiori entrate»

Gian Maria De Francesco

da Roma

Manovra-bis e aumento dell’Iva potrebbero essere i primi due provvedimenti in materia economica che caratterizzeranno il nuovo governo Prodi. L’invito del Fondo monetario internazionale a correggere i conti pubblici e l’impegno preso in campagna elettorale dal Professore di ridurre di cinque punti il costo del lavoro delle imprese rappresentano due facce della stessa medaglia. E i tecnici del premier in pectore sono già al lavoro per sbrogliare la matassa.
La prima soluzione allo studio, secondo un retroscena svelato ieri da Repubblica, sarebbe costituita da una «manovrina» compresa tra i 5 e i 7 miliardi di euro da varare entro l’estate e fondata su un aumento di 1-2 punti percentuali dell’imposta sul valore aggiunto, che già garantisce allo Stato un gettito di 5 miliardi di euro. Le misure verrebbero adottate solo dopo la verifica dello stato delle finanze pubbliche.
Il quotidiano ha poi approfondito le ragioni che sosterrebbero una tale scelta. Ogni punto percentuale in più di Iva garantirebbe un maggior gettito di circa 3,5 miliardi di euro. Con un aumento inferiore al 2%, quindi, si garantirebbero le risorse per rimettere in carreggiata il rapporto deficit/Pil. L’aumento dell’imposta, che non viene applicata alle esportazioni, non danneggerebbe il commercio estero e non sarebbe sgradito a Confindustria che lo aveva proposto tra le misure per coprire il taglio del cuneo fiscale. Le tensioni inflazionistiche, conclude Repubblica, sarebbero limitate perché «la domanda interna è destinata a restare debole». Bisogna tuttavia ricordare che l’aliquota ordinaria in Italia è al 20% e un suo eventuale aumento avvicinerebbe il nostro Paese alla Finlandia, la nazione dell’Eurozona con l’Iva più alta (22%) in un periodo di rialzi dei prezzi petroliferi.
Ieri alcuni esponenti dell’Unione hanno commentato l’ipotesi e, seppur prudentemente, hanno delineato scenari futuribili. L’ex sottosegretario al Tesoro, la diessina Laura Pennacchi, ha confermato che «c’è una riflessione in corso» e che un intervento sull’Iva potrebbe costituire una delle soluzioni «per trovare abbastanza gettito senza provocare particolari aggravi per le famiglie». Pennacchi ha precisato che «la priorità è la due diligence (la verifica, ndr) sui conti, ma non è da escludere un anticipo della Finanziaria» piuttosto che una manovra-bis. Anche il senatore della Margherita ed ex titolare di via XX Settembre, Lamberto Dini, non ha valutato negativamente un intervento sull’imposta. «Serve una manovra correttiva rapida - ha detto - con una combinazione di maggiori entrate, attraverso la revisione dell’aliquota Iva, e di contenimento della spesa, attraverso il blocco del turnover nel pubblico impiego». Lanfranco Turci della Rosa nel pugno ha sottolineato che «un eventuale aumento dell’imposta sui consumi dovrebbe servire almeno in parte per tagliare il cuneo fiscale e rilanciare i consumi». I diessini Visco e Benvenuto e Tiziano Treu dei Dl hanno invitato alla prudenza.
Franco Giordano di Rifondazione comunista, invece, ha sollecitato la coalizione a impegnarsi su un punto fondamentale del programma: «Attaccare drasticamente l’evasione fiscale». L’economista liberal Giacomo Vaciago ha affermato che si tratta di una misura «ideale» per tagliare il cuneo fiscale, mentre la riduzione del deficit andrebbe effettuata con tagli alla spesa, soprattutto da parte dei Comuni con la cessione di immobili e delle società di cui sono azionisti. Immediato il risentimento dei sindaci ulivisti di Torino e Venezia, Chiamparino e Cacciari.
In serata, dopo il profluvio di dichiarazioni e di divagazioni, è giunta la parola ultima di Romano Prodi. «La destra - si legge in una nota - specula di nuovo su ipotesi di incremento della pressione fiscale, questa volta attribuendoci l’intenzione di aumentare l’Iva. Un’ipotesi del tutto priva di fondamento». Il leader dell’Unione ha poi ribadito che «nessuna misura, nessuna decisione sarà assunta fino a quando non ci sarà stato possibile conoscere la situazione dei conti pubblici. Questo vale per l’Iva come per la ventilata ipotesi di manovra-bis». Una presa di posizione fiera e legittima su un’indiscrezione riportata da Repubblica e che nella Cdl ha commentato solo il sindaco di Lecce, Adriana Poli Bortone.