Prodi fa le foto coi vu’ cumprà I ds si arrabbiano: così li scusi

Sindaci e amministratori di destra e sinistra contro Romano il «buonista»

da Milano

Per chi se ne sta spaparanzato sotto la canicola dell’ombrellone è soltanto un continuo e ossessionante intermezzo. Parliamo della fila dei questuanti intabarrati della mercanzia più varia, dai parei ai cd masterizzati, dai tatuaggi ai tappeti, finanche disponibile a prestazioni massoterapiche non proprio certificate dalla Asl. Ma per chi sta in trincea a servire le istituzioni (pure in spiaggia), la lotta all’esercito di abusivi è uno stress quotidiano non privo di rischi, dall’insulto al pestaggio. Un grave problema che tuttavia non sembra sfiorare più di tanto il premier Romano Prodi, in questi giorni fotografato sulla battigia di Castiglione della Pescaia in bella posa al fianco di un ambulante africano.
Solo un’istantanea estiva, per carità, sui rotocalchi gira roba più imbarazzante. Ma sufficiente per lasciare basito l’assessore alla polizia municipale di Rimini, Roberto Biagini, diessino per giunta. Sì perché, sulla riviera romagnola, vigili e vigilantes ogni estate devono combattere una vera e propria catena di montaggio che vede all’opera dall’alba al tramonto schiere di africani, cinesi e maghrebini.
Biagini è preoccupato: «Mi chiedo che cosa può pensare uno dei vigili urbani di Rimini che tutti i giorni va prendersi offese e e talvolta anche le botte nelle operazioni antifrode. Loro prendono gli schiaffi e il premier gli onori?». La passerella del premier in stile pubblicità della Benetton proprio non è piaciuta, in barba al buonismo che da sempre contraddistingue la sinistra sul capitolo extracomunitari. Anche perchè il problema abusivismo si è fatto serio in tutta la penisola e numerosi amministratori anche del centrosinistra hanno invocato da tempo la tolleranza zero, come Paolo Fontanelli, sindaco di Pisa e presidente dell’Anci Toscana che nei giorni ha invocato una task force in Versilia solo contro l’abusivismo: «Finché si fa repressione - avverte - i risultati si ottengono, ma appena si allentano i controlli riemerge l’illegalità». Al grido di allarme si era associato anche Francesco Belli, presidente dei balneari di Marina di Pietrasanta: «Il limite è colmo, quanto accade sulle spiagge negli ultimi tempi è pesante e pericoloso».
Il premier, però, pare non accorgersene nella foto in cui, anzichè chiamare i vigili per verificare la merce in vendita, allarga una pacca amicale verso l’ambulante extracomunitario per nulla imbarazzato da cotanto onore. E l’assessore Biagini, in barba a codici di bandiera, gliele manda a dire: «Voglio ricordare che l’abusivismo in spiaggia è un reato, e mi chiedo come faccia il presidente del Consiglio, anche solo mettendosi in posa per una foto, ad avallare certi comportamenti».
Dall’Austria arriva il commento costernato del senatore Riccardo De Corato, vicesindaco di Milano, la città italiana che vanta un record negativo sulla questione abusivi: dall’inizio di quest’anno, sotto la Madonnina, sono stati infatti quasi un centinaio i vigili urbani che hanno dovuti ricorrere alle cure degli ospedali per le percosse subite durante i controlli agli ambulanti stranieri. «Non so - dice De Corato - se il venditore africano con cui si è fatto fotografare Prodi fosse un abusivo, ma se lo era il premier è un irresponsabile. Il presidente del Consiglio non può ignorare che l’esercito degli abusivi viene gestito da una rete criminale che è la stessa che regola il traffico di stupefacenti e della prostituzione in Italia. Questi nordafricani sono gli stessi che, forti delle loro stazze fisiche e in gruppo, a Milano hanno spaccato le loro bancarelle sulla schiena delle vigilesse. Quello di Prodi è un segnale negativo - continua De Corato - che certamente farà piacere all’ala radicale della sua coalizione, molto più solidale con i clandestini che con le forze dell’ordine».
E in effetti sul laissez faire del premier vacanziero non sono mancati messaggi di plauso dalle frange di Rifondazione: «Abbiamo arruolato il compagno Prodi». Calma, l’estate è ancora lunga.