Prodi fa il pompiere: "Ho detto a Bush di stare tranquillo"

Al termine del G8 il premier cerca di minimizzare la protesta anti-Usa: "Solo in Italia la questione è drammatizzata". Poi attacca Berlusconi. "Mi vergogno io di lui"

Heiligendamm - «È un problema che viene drammatizzato solo in Italia», taglia corto Romano Prodi. La domanda sul groviglio di polemiche e contraddizioni interne alla maggioranza provocato dalla prima visita ufficiale di Bush a Roma, regnante l'Unione, arriva puntuale e inevitabile, proprio in coda alla breve e affannata conferenza stampa del premier italiano a conclusione del G8 a Heiligendamm, in Germania.
Lo staff di Palazzo Chigi sta già tirando per la giacca Prodi, gli fa cenno di non prendere ulteriori domande dopo quelle di prammatica sul clima o sugli aiuti all'Africa perché il tempo stringe e l'aereo di Stato lo aspetta per riportarlo a casa. Ma la domanda arriva: come ha spiegato a Bush le manifestazioni di protesta contro di lui cui partecipa mezzo governo ospite, o il fatto che il presidente della Camera non abbia ancora deciso se può stringergli la mano? Bassa cucina casalinga, è il senso della replica, e poi Bush ci ha fatto il callo: «Ho parlato a lungo con lui, persino del menù del pranzo che gli offriremo. E lui con una certa estroversione mi diceva che ovunque vada è sempre accompagnato da manifestazioni».
Il presidente degli Stati Uniti, racconta Prodi, gli ha persino chiesto se gli italiani accorsi in Germania a protestare contro il G8, tra sassaiole, sit in e blocchi stradali, ora si trasferiranno in massa a Roma per partecipare ai cortei anti-yankee: «Gli ho risposto boh, può anche darsi...». Di certo, assicura, «il problema non ha assunto nessuna drammaticità» nei colloqui di questi giorni, tra una birra e l'altra offerte dalla cancelliera Merkel. Agli americani tutto ciò non fa nessuna impressione, è «solo in Italia che la questione viene drammatizzata», ovviamente - è il sottinteso - per criticare il governo.
Quanto all'improvviso annullamento della visita a Trastevere, Palazzo Chigi ieri mattina aveva fatto trapelare una smentita ufficiosa: durante gli incontri di Heiligendamm non se ne è fatto cenno. È stato il Viminale a spiegare agli americani che il terreno è difficilmente difendibile e che era meglio soprassedere. Ma testimoni raccontavano che ieri mattina, durante una delle pause dei lavori del summit, Bush si è rivolto a Prodi chiedendogli se davvero «that Trastevere» sia «so dangerous», così ad alto rischio. E il premier, indicandogli un pontile di legno proteso nel Baltico, gli ha risposto: «Vedi? Le strade di Trastevere sono strette come quella passerella», spiegandogli che assicurargli protezione in quelle vie sarebbe stato complicato. Poi, rientrato a Roma, trova il tempo di rintuzzare le accuse di Berlusconi. «Apprendo che si sarebbe vergognato del suo Paese. Io mi sono invece dovuto vergognare al G8 perché gli impegni presi nel 2005 per l’Africa non sono stati mantenuti». Peccato che Prodi tornasse da un vertice che la popstar Bono ha definito «esasperante» per la vaghezza.
Nella conferenza stampa, comunque, Prodi aveva anche cercato di disinnescare la mina polemica del colloquio romano tra Bush e «l'amico Berlusconi», e di buttare acqua sul fuoco dopo il secco statement della Casa Bianca, che giovedì spiegava come non ci sia niente di «improprio» nel fatto che il presidente voglia incontrare il capo dell'opposizione italiana. Una presa di posizione che lasciava intuire che gli italiani avevano avuto da lamentarsi dell'iniziativa americana, e che le loro rimostranze venivano giudicate infondate. Prodi assicura di non aver proprio nulla da ridire, invece: l'incontro rientra «assolutamente nella prassi», assicura, «anche io ho sempre avuto colloqui con esponenti dell'opposizione» durante le visite di Stato, «in Francia ho visto i socialisti e anche Sarkozy». «Non vedo nessun problema e come non l'ho visto io credo non lo abbia visto nessun altro». «E quando l'ambasciata statunitense me lo ha chiesto sono stato ben contento di dire di sì. Il mio gradimento c'è stato e l'ho dato volentieri».
L'ultima domanda «casalinga» e un po' maligna lo coglie sulla porta, mentre Prodi ha fretta di tornarsene a casa: crede ancora che sia meglio guidare una coalizione arlecchino come quella italiana piuttosto che un governo di larghe intese alla tedesca? «Per ora non ho cambiato parere - replica lui - certo qualcuno pensa che io voglia vivere pericolosamente. Ma a me pare che i problemi siano complicati sia nella coalizione italiana che in quella tedesca».