Prodi fa la retromarcia su Roma in dodici ore

La gaffe: «Io abitare nella Capitale? Manco morto». Il dietrofront: «Mi riferivo ai salotti»

Gianandrea Zagato

da Milano

«Per Roma nutro affetto e rispetto». Sostantivi che Romano Prodi ripete più volte quasi a voler far credere che lui di Romano non abbia solo il nome. Giochino verbale per tentare di fare marcia indietro, di dichiararsi «sorpreso» dai virgolettati riportati sulla stampa dopo la sua sconcertante confessione pubblica - «abitare a Roma? manco morto» - fatta in quel di Cinisello Balsamo.
Rivelazione al locale teatro Marconi dove il duo Gad Lerner e Massimo Cacciari intervistava il leader dell’Unione. È lì che Prodi a domanda svela «a Roma non ci vivrei manco morto»: «Sono estraneo a certi ambienti romani. Quando ho finito il mio lavoro torno a casa. È uno svantaggio, lo so, perché non si fa parte dei salotti e non si viene a conoscenza di certe informazioni». Virgolettato soffocato dalle risatine della platea, poco più di cento persone, mentre Prodi dà un consiglio all’uditorio: «Se vuoi durare più a lungo stai lontano da Roma».
Parole e pensieri che rimbalzati sulla cronaca suonano davvero fuori luogo. E Prodi non più immerso nelle nebbie del Milanese fa quindi un passo indietro: «Sui giornali è successo un disastro. Tutti hanno scritto che “non amo Roma”. Addirittura c’è una foto di me che faccio pipì sul Colosseo, ma come si fa?». Già, come si fa a fare marcia indietro? Semplice, come al solito: basta dare la colpa di tutto ai giornalisti, ai cronisti che tagliano e incollano a loro gradimento e piacere. «Mi attribuiscono parole sprezzanti nei confronti di una città per la quale, invece, per una consuetudine più che ventennale che ho maturato con essa, nutro affetto e rispetto. Anzi, i romani che vivono e lavorano nel centro della capitale, sanno per esperienza diretta che appena mi è possibile rinuncio volentieri all’agio delle quattro ruote per recarmi a piedi ai miei appuntamenti».
Fotografia di Prodi con scorta inclusa che va su e giù nel cuore di Roma caput mundi «anche per poter respirare la bellezza straordinaria di questa città». Immagine che, Prodi, astutamente accompagna con i sentimenti di «ammirazione e gratitudine» verso i romani «per la saggezza speciale che trasmettono e per la loro straordinaria attitudine all’accoglienza e alla tolleranza». Ma la gaffe non è però riparata completamente: Prodi aggiunge che «non ama i salotti romani, il loro chiacchiericcio e il loro pettegolezzo» ma, attenzione, «non amo e non li amo anche a Bologna, a Milano, a Napoli o a New York: è da questi che mi tengo lontano, pur capendo perfettamente che una grande capitale non può esimersi dalla funzione di ospite tollerante nei loro confronti». Davvero grandioso, tanto da meritarsi in premio un tour al Testaccio con un bel piatto di amatriciana da gustare gentilmente offerti dal verde Paolo Cento «per allontanare ogni strumentalizzazione sulla allergia anti-romana di Prodi». «Allergia» di troppo anche secondo Walter Veltroni: «L’ho chiamato, stupito dalle parole riportate sui giornali, e lui mi ha confermato di non averle mai pronunciate. Sono state manipolate. Forse, a volte, i cattivi possono essere i giornalisti». Tutto chiaro? È vero che «a Roma» non abiterebbe «manco morto» come è confermato che «non ama i salotti romani». Unica smentita: contro il Colosseo non fa la pipì.