"Prodi fa ridere, cambi mestiere"

Il campione di incassi del cinema italiano: "Il premier non è carismatico, quando lo vedo penso alla sua imitazione"

Roma - È il regista campione di incassi del cinema italiano, l’autore del fortunatissimo «dittico» di celluloide, Manuale d’amore (uno e due). È un intellettuale indubitabilmente di sinistra, ma anche un elettore mai come ora perplesso - al pari di tanti altri - nell’Unione. Giovanni Veronesi è pratese, sanguigno, con il gusto della battuta pronta e caustica e una verve iridescente e benignesca. Parla a raffica. Intervistarlo sul futuro dell’Unione, dunque, è un divertimento.

Veronesi, ci scrive il copione del suo manuale d’amore dell’Ulivo?
«Trattandosi di Ulivo direi piuttosto “manuale disamore”».

Se l’aspettava così questo governo del centrosinistra?
«O mamma... Possiamo passare ad altro tema?».

Arguisco che non se l’aspettava così.
«Guardi, sono stato mesi all’estero per lavoro. A parte la moda e la pasta, l’immagine dell’Italia è devastante. C’è da vergognarsi, davvero. Non si capisce nulla e - soprattutto - non ci capisce più nessuno».

Provo a chiederle cosa pensa di Prodi, per cominciare.
«Oddìo.... l’ho pure votato... Ma ormai si capisce che non va bene. È professore. Un professore nel governo ci può pure stare. Ma non un professore che vuol fare il leader, no!».

Non lo trova un leader?
«Chi, Prodi? A me, lo confesso, ormai fa ridere ogni volta che lo guardo. Sa, la satira è micidiale. Guardi uno e ti sembra la sua imitazione. Non va mica bene».

Lei vede Prodi «Valium» come lo dipinge Grillo?
«Ma non lo vede anche lei che ha una faccia che pare di gomma? Ha un modo di fare soporifero, ti sembra un nonno che racconta sempre la stessa favoletta al bimbo per addormentarlo, la sera: C’era una volta l’Ulivo ehhh...».

Tranquillizzante, almeno.
«Dice? Però ci sono almeno due difetti: il bambino si addormenta. E la favola finisce sempre male, come mai?».

Perché?
«Gliel’ho già detto, non è un leader carismatico, non è il suo mestiere».

Fassino e D’Alema lo sono?
«Ommamma...».

Cioè?
«Senta, Fassino pare una persona seria, lo è D’Alema, che con la politica è bravissimo. Solo che sono... un po’ chiusi in questo loro mondo. È il dramma di due persone intelligenti».

Dovrebbero cambiare?
«Dovrebbero fare i professori di liceo, gli idraulici, qualsiasi altra cosa. Te lo immagini che bello Fassino che mette una nota sul registro?».

Padoa-Schioppa è un professore, però.
«Appunto: anche lui dovrebbe cambiare. Lo vedo bene come autore di testi comici. Ogni volta che parla sembra che si sia scritto un copione. E ha un grande talento comico!».

Addirittura.
«Bamboccioni! Potrebbe diventare il tormentone del suo personaggio. Te l’immagini che forza Padoa-Schioppa a Zelig?».

E Mastella?
«È fortissimo. Ma anche lui, perché mi fa ridere così tanto? Non riesco a vederlo più seriamente. Magari lui vuole essere così, non lo so...».

Quindi sta con Santoro?
«Càspita, lo buttano fuori da tutto! Lui almeno sembra coerente: era all’opposizione con Berlusconi e ci è rimasto con l’Ulivo. L’unico a fare opposizione è Santoro».

In tanti hanno criticato il suo Annozero...
«Ma perché, che ha fatto? Perché ha ospitato due magistrati non graditi? Devono lasciarlo libero di dire quello che vuole. Deve essere libero di fare scoop anche contro il centrosinistra. Altrimenti perché criticavano Berlusconi?».

Le piace anche Travaglio, allora.
«Oh càspita, sì. Si può non condividere nulla, di lui, ma è uno preparato, serio, intelligente».

Diranno che lei è un «grillante»?
«Cosa sarei?».

Così chiamano i fan di Beppe Grillo.
«Dice, in chiave comica, cose che non si possono non condividere. Dice cose vere. In un altro tempo, quelli come lui, li facevano sparire di notte... Secondo me rischia la vita».

E Rutelli?
«Boh».

Come Boh?
«Io di Rutelli non mi ricordo nulla. Di Rutelli si vede solo la Palombelli, che sta dappertutto. Sono come Clinton e Hillary. Magari in America farebbero fortuna. Qui sono Rutelli e la Palombelli, punto».

Lei sembra apocalittico, Veronesi.
«No, sono sincero».

Ci sarà uno che le piace.
«Sì, mi piace Veltroni. Ma lo devono lasciare fare».

Come Blair, che ha lasciato il posto a Gordon Brown.
«Massì, perché a Roma ha dimostrato di saper fare, e bene. È uno serio. Pieno di buonsenso. Certo, se si infila lì in mezzo a quegli altri».

Deve cambiare molto?
«Diciamo che se non cambia nulla mi ammazzo!».