Prodi fa il tifo per la Borsa paneuropea

da Milano

Gioco di squadra, e tutti in difesa come gli stopper di un calcio che fu. Con l’obiettivo di fermare gli yankees, che nella fattispecie indossano la maglietta del Nyse. «Non passeranno» è il grido unificante che risuona da Roma a Berlino, fino ad arrivare a Parigi. Col passare dei giorni, si va cementando il team politico-economico tifoso della Borsa paneuropea, quella che dovrebbe aggregare Deutsche Börse a Euronext - sottratta così alle mire americane - e coinvolgere anche Borsa Italiana. Alla formazione, composta finora da Chirac, Merkel, Trichet, Padoa Schioppa e Meister (Bundesbank), si è ora aggiunto anche Romano Prodi. Sicuro che si debba «lavorare a un rafforzamento del mercato finanziario europeo, del rapporto Euronext e Borsa tedesca e costruire un sistema di contrattazione finanziario che sia di supporto all’Europa che nasce».
La partita resta comunque complicata. Sul piatto, New York ha messo 8 miliardi di euro per convincere il consorzio federato ad accettare l’offerta. Da giorni, si ventila un rilancio da parte di Francoforte: più cash (8,6 miliardi di euro, secondo le indiscrezioni circolate), forse una diversa redistribuzione dei compiti manageriali che sarebbe agevolata dalla creazione di una holding comune. Il rilancio avrebbe già ricevuto il beneplacito degli hedge fund azionisti, ma non è stato ancora annunciato.
Di sicuro, il granitico convincimento sull’opportunità delle nozze con il Nyse, espresso fino a pochi giorni fa dal numero uno di Euronext Jean-François Théodore, rischia di incrinarsi sotto il peso delle continue pressioni dei governi e delle autorità monetarie di Eurolandia. E così, Borsa Italiana aspetta. Il presidente Angelo Tantazzi ha smentito ieri la convocazione di un cda straordinario per domani: «Venerdì non c’è consiglio - ha dichiarato - . Stiamo convocando un cda perché l’attività della società va avanti». Una fonte vicina al dossier ritiene possibile che la riunione si svolga all’inizio della prossima settimana, senza escludere la possibilità di un’informativa sullo stato dell’arte dell’affaire Euronext. Che ben difficilmente presenterà in quell’occasione una proposta di aggregazione. In attesa sono anche Carlo Salvatori, vicepresidente di Unicredit (che l’11% di Borsa Italiana), che aspetta «di vedere i progetti con uno dei due network, che hanno entrambi senso», e Corrado Passera, ad di Intesa (socia col 5%), secondo il quale eventuali preferenze sul partner «le esprimeremo nelle sedi opportune».