«Prodi favorì le coop rosse quando era all’Iri»

La folla: «Manda i giudici a Cuba». «Farebbero solo turismo sessuale»

Adalberto Signore

nostro inviato a Modena

Qualcuno sventola le bandiere con lo stemma dei Ds o di Rifondazione, altri persino una busta della spesa vuota con la scritta Coop. Nel complesso, però, l'accoglienza della «rossa» Modena a Silvio Berlusconi («arrivando qui - ironizza il premier - ho visto un tramonto che più rosso non si può...») non è infernale come ci si poteva aspettare. Al punto che per superare il bonario «picchetto» dei manifestanti sulla strada che porta al Forum Monzani, al tassista è sufficiente abbassare il finestrino, indicare l'Unità in bella vista sul cruscotto e mostrare la tessera. Non del partito, ma quella del supermercato con su scritto SocioCoop. Superato l'«ostacolo», il colpo d'occhio fotografa l'auditorium di Modena pieno quasi all'inverosimile. Dentro ci sono più o meno 1.500 persone e altrettante fuori, costrette ad ascoltare il comizio di Berlusconi dagli schermi dei corridoi lungo l'anfiteatro centrale. Senza contare chi resta accalcato fuori dalle vetrate esterne.
Sondaggi e sorpassi. «Secondo i dati in nostro possesso - dice il presidente del Consiglio aprendo il terzo sabato di campagna elettorale di Forza Italia - siamo già in testa». «E - aggiunge - rispetto al sottoscritto Prodi è sotto di diversi punti». Il sorpasso, spiega, sarà chiaro «fra 15 giorni» quando «saranno resi noti» i sondaggi commissionati a un'azienda americana. «Abbiamo chiesto - spiega - delle consulenze a dei professionisti americani, che non sono Karl Rove e gli altri, ma anzi sono di area democratica». E secondo gli esperti d'oltreoceano, in Italia «c'è un coordinamento fra le varie aziende di sondaggi perché non è possibile che con metodi così diversi di rilevazione si arrivi a scostamenti soltanto di un punto tra i vari partiti». I sondaggi fatti in Italia secondo Berlusconi sono tutt'altro che affidabili.
Prodi e Diliberto. Il premier, poi, torna sui temi su cui sta concentrando la campagna elettorale ormai da giorni. Anche se questa volta l'affondo al leader dell'Unione è più duro del solito perché, attacca Berlusconi, quando era presidente dell'Iri favorì le cooperative rosse. A dimostrarlo, un'interpellanza di Carlo Giovanardi (su cui Prodi ha però querelato) in cui si chiedevano informazioni sullo stato d’avanzamento dei lavori della Variante di valico. La risposta del Professore, dice il premier, fu la seguente: «I lavori non inizieranno fino a quando non ci sarà un accordo sulle quote di lavoro a favore della della Legacoop». E ancora: «La normale attività di Prodi all'Iri era svendere le aziende al suo amico De Benedetti». Ce n'è anche per il leader del Pdci Oliviero Diliberto. «Ho visto sui manifesti il suo bel volto latino», ironizza mentre il pubblico fischia. «Ma c'è qualcuno a cui piace - risponde alla platea il premier - perché i voti che prenderà non arriveranno mica tutti dai gay...».
Coop e Inps. Berlusconi torna sullo «sconcio» di cooperative e magistratura. «C'è del marcio», soprattutto nel Nord Italia dove ci sarebbe stata «una truffa palese che ha portato alla condanna solo di chi non era iscritto al Pci». Una truffa che «ha coinvolto la Lega Cooperative e il Pci-Pds-Ds» consentendo a funzionari pubblici, provenienti dalle coop, di «raddoppiare lo stipendio e di farsi pagare i contributi dall'Inps». Anche in Emilia, aggiunge, «non è successo niente» nonostante «la cooperativa Rinascita» abbia «assunto il sindaco e sette assessori truffando in questo modo l'Inps».
D'Ambrosio e Greganti. Si passa alla magistratura e il premier continua a seguire la linea dura. Soprattutto con l'ex capo della Procura di Milano Gerardo D'Ambrosio «prossimo onorevole dei Ds. D'Ambrosio - ironizza citando l'inchiesta su Primo Greganti negli anni di Tangentopoli - rappresenta il primo caso di un pm che scagiona un imputato perché quei soldi, poverino, gli servivano per comprare una casa e non erano un finanziamento per il partito».
Cuba e i magistrati. Al che, dalla platea un militante lo interrompe urlando: «Mandiamo i magistrati a Cuba, così capiscono davvero cos'è un regime comunista...». «Ahimè - chiosa il premier - sono sicuro che hanno idee radicate nel passato, nella scuola di Mosca. Se andassero a Cuba sono certo che tornerebbero solo dopo aver fatto turismo sessuale e senza avere imparato niente...».
Unipol e giunte rosse. Poi rincara la dose sulla compagnia assicurativa, perché «in Umbria tutte le assicurazioni delle giunte rosse vanno a finire a Unipol» mentre «fino a sei-sette anni fa andavano a trattative private».
Sinistra e Chiesa. Berlusconi apre anche il fronte della Rosa nel pugno, perché «ora che i Radicali sono andati a rafforzare l'Unione» se vincessero loro le elezioni «non sarebbe un bene per la Chiesa» visto che «vogliono abolire l'8 per mille e rivedere il concordato». E anche la Margherita è piena di «cosiddetti cattocomunisti». Il «loro programma non esiste, è scritto nell'acqua».
Duelli tv e par condicio. Per il confronto con il Professore il presidente del Consiglio è «a disposizione». «Ma evidentemente - aggiunge - D'Alema e gli altri hanno paura di come Prodi possa venirne fuori e gli dicono di non andare. Andrò in tv anche con una poltrona vuota di fianco».
Ironia e austerità. La chiusa, Berlusconi l'affida a una battuta: «Noi sappiamo ridere e anche prenderci in giro, mentre loro sono sempre incazzati. Forse sono arrabbiati, perché la mattina, per farsi la barba, si guardano allo specchio».