Prodi: "A fine mandato lascio". Rutelli a Fassino: "Mai nel Pse"

I lavori del congresso Dl si aprono con le note dell'Inno di Mameli e di "One" degli U2. Nello studio 5 di Cinecittà ospiti anche Berlusconi, Fini, Bertinotti e Mastella. Rutelli mette subito i paletti ai Ds: "Alleati sì, ma mai dentro al Partito socialista europeo"

Roma - Nella scelta del centrosinistra di formare il partito democratico c'è "una mano tesa dall'altra parte per andare oltre il frazionamento eccessivo dei partiti e mettere in campo un unico partito forte e rivolgersi ai partiti più grandi che sono di qua". Insomma, «c'è una grande spinta verso l'uscita da questa situazione di ingovernabilità e anche, aggiungerei, da questa soggezione che i partiti sono costretti ad avere nei confronti della sinistra radicale»: in questa situazione «ritorniamo, se consentite, all'offerta che io feci il giorno dopo le elezioni», quando «realisticamente avevo detto che dobbiamo collaborare». Nel week end in cui Ds e Margherita hanno definitivamente puntato il timone verso il Partito democratico il leader del centrodestra, Silvio Berlusconi, incontrando la stampa a palazzo Grazioli, rilancia così l'ipotesi, già proposta all'indomani delle elezioni politiche, di larghe intese con la maggioranza. Secondo Berlusconi dietro la nascita del Pd «c'è una necessità politica, più che una proposta e una volontà, perché le due sinistre non riescono ad andare d'accordo su temi importanti. Dal loro punto di vista è indispensabile trovare una soluzione diversa visto che la soluzione che c'è in campo oggi della collaborazione delle due sinistre non funziona».

Prodi: a fine mandato lascio "La mia volontà è che al termine di questa legislatura il mio compito possa dirsi concluso, perchè l'Italia avrà bisogno di nuovi leader e di una nuova e più grande partecipazione politica. E il Partito Democratico è lo strumento per raggiungere questi obiettivi, perchè il Pd è il nostro futuro e noi dobbiamo andare insieme verso il futuro". Con queste parole il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha concluso l'intervento cdi apertura del congresso Dl. Prodi propone riforme istituzionali entro le europee del 2009 e conferma che il Partito Democratico è "un progetto originale" che ha anche il sostegno del Pse. Al premier risponde Silvio Berlusconi, leader del centrodestra: "Intanto non so nemmeno se sarò ancora lì quando Prodi lascerà, alla fine della legislatura. E comunque penso che i leader non scelgono il loro destino. Sono gli elettori a decidere, i leader sono i loro strumenti".

Rutelli: "No all'ingresso nel Pse" Il nuovo soggetto politico deve ancora nascere ma già vengono messi i primi paletti. A porli è Francesco Rutelli, che dice no all'ipotesi d'ingresso del Pd nel Partito socialista europeo. "La nostra linea è semplice: l’ingresso nel Pse è impossibile per la Margherita, e sarebbe una riduzione delle opportunità, non una crescita, anche per il Partito Democratico. Ma noi vogliamo allearci con il Pse; insieme con il Pse vogliamo portare le forze europeiste, riformiste, innovatrici verso un nuovo orizzonte. Dopo questo Congresso, avremo due anni di tempo per costruire questo nuovo e più largo approdo". Questo passaggio è stato accolto da un'ovazione, a conferma che la Margherita non vuole proprio saperne di mescolarsi, in Europa, con i socialisti.

Congresso al via tra Inno di mameli e "One" degli U2 Francesco Rutelli ha dato il via al congresso della Margherita. Subito dopo, è partito l'inno di Mameli. La presidenza del congresso, come tutta la sala, ha seguito l'inno nazionale in piedi. Qualcuno, come Rosy Bindi o Gianfranco Fini, ha anche canticchiato qualche parola. In platea, tra gli altri, siede Silvio Berlusconi tra Fini e Clemente Mastella. Un immenso telone bianco avvolge le pareti dello studio 5 di Cinecittà. Sul telone vengono proiettate immagini e citazioni, da Don Sturzo ("Ho sentito la vita politica come il dovere e il dovere dice speranza") e Paolo Borsellino ("A fine mese, quando ricevo lo stipendio, faccio l'esame di coscienza e mi chiedo se me lo sono guadagnato"). Il podio è trasparente. "No woman no cry" di Bob Marley è una delle canzoni che accoglie l'arrivo dei 1794 delegati, ma c'è anche la colonna sonora della "Vita è bella" di Benigni (di Nicola Piovani), "One" degli U2 e l'inno di Mameli. La scritta che campeggia nel maxi schermo alle spalle del palco: "Sono partito democratico e non torno indietro".

"Fedeli nell'alleanza con la sinistra radicale" "Il Partito democratico sarà un partito-strumento, luogo dove confrontare idee e progetti, proporrà le grandi missioni dell' Italia del XXI secolo, sarà democratico, quindi ci sarà battaglia di idee e sarà partecipato e non oligarchico, aperto e non ristretto, federale e non centralistico". È uno dei passaggi della relazione di Rutelli, in apertura del congresso:"Il Partito democratico sarà il primo partito del XXI secolo. E' necessario tornare a puntare l'attenzione alla natura dell'uomo. Quello che possiamo tentare di fare è ricostruire la dignità e la reputazione della politica". Noi restiamo fedeli all'alleanza stretta davanti agli elettori anche con le forze della sinistra radicale, che vediamo impegnate per la stabilità del governo, ma vogliamo che l'Unione non sia più prigioniera di posizioni di astratto massimalismo". "Vogliamo anche tenere aperta la possibilità di ampliare il centrosinistra a forze moderate, di quel centro riformatore che potrebbe sia guardare ad un significativo ingresso nel Pd, sia concorrere a rafforzare il pluralismo dell'alleanza".

"Non esiste un pericolo clericale" Sbaglia chi parla di un rischio di "clericalizzazione" della politica italiana. "Non mi occorrono molte parole, care amiche ed amici, per affrontare un tema che apparentemente dovrebbe essere tra i più controversi, se non scandalosi, nel dibattito politico. Io contesto l'estremizzazione che alcuni hanno promosso per dare agli italiani l'idea che ci troviamo di fronte ad una grave minaccia: un processo di clericalizzazione della politica italiana". Aggiunge Rutelli: "Questa posizione estrema ha già prodotto intossicazioni intollerabili, e anche alcune reazioni sproporzionate. Dobbiamo riaffermare la chiarezza e la pulizia della distinzione laica delle responsabilità tra poteri pubblici e religione". Per il leader della Margherita "nel discorso pubblico, sono laici i non credenti, laici i credenti. Nella responsabilità politica è alla sintesi che siamo e saremo chiamati. Sono certo che il Partito Democratico darà, proprio attraverso l'incontro di sensibilità, culture, esperienze la temperatura giusta al dibattito sulla laicità e un contributo decisivo al pluralismo. Non c'è nessun bisogno di ricercare minoritarismi, ma di praticare grande libertà e tolleranza".