Prodi fischiato anche in contumacia

Il presidente di Confcommercio evoca il Professore, scattano i "buuh". Il ministro dello Sviluppo economico Bersani si "immola"

Roma - "Mi spiace che il presidente Prodi non abbia accettato l’invito. Penso che ci abbia perso più lui che noi...". Dopo aver stigmatizzato la concertazione delle "relazioni privilegiate", il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha voluto colorire i suoi concetti con il riferimento all’assenza del premier.

La censura sugli studi di settore da parte di un’associazione "amica" come Confesercenti ha indotto il presidente del Consiglio (e con lui il suo vice Rutelli) a evitare l’ennesima prevedibile contestazione. Non è bastato. Al solo sentir proferire la parola "Prodi" i delegati di Confcommercio hanno iniziato a rumoreggiare e a fare "buuh". Inaugurando la pratica del fischio in contumacia. "Prodi latita, si prende solo fischi", ha ironizzato Roberto Maroni.

A far da contraltare al dissenso nei confronti dell’esecutivo, la manifestazione d’affetto per Silvio Berlusconi. Salutato da applausi al suo ingresso, da applausi alla sua uscita e da qualche "ridateci Silvio" nel corso dell’intervento di Bersani.

Proprio a Bersani, infatti, è toccato l’ingrato compito di confrontarsi con la platea. Per rassicurarlo Sangalli si è rivolto a lui ricordandogli che "oggi (ieri, ndr) è San Luigi Gonzaga che da bambino indossava elmo e corazza, ma tu non ne hai certamente bisogno". Più che il santo mantovano, al ministro dello Sviluppo economico si addice l’immagine di San Sebastiano, trafitto dagli strali delle categorie penalizzate dalle decisioni del governo.

L’esponente diessino ha cercato di cavarsela, essendo ormai avvezzo a far da parafulmine degli errori altrui. Bersani, però, ha voluto marcare le differenze rispetto alla sgangherata compagine dell’Unione. E così ha raccolto degli applausi (persino da Berlusconi e da Gianfranco Fini che gli era accanto) quando ha precisato che "il tesoretto vero sta nella riduzione del debito" o quando ha rilevato che è possibile stringere un patto e trovare "la strada per crescere".
Non altrettanto gradita è stata la difesa degli studi di settore che "non sono una minimum tax". Fischi, proteste. Poco apprezzato anche il ricordo del suo decreto del ’98 che aprì la strada ai grandi centri commerciali e cancellò le vecchie tabelle merceologiche. Tra i mugugni qualche delegato gridava "ci avete impoverito" e "non siete credibili". Come si dice in Emilia, Bersani ha "tenuto botta" e il dg di Confindustria Beretta gliel’ha riconosciuto.

Di tutt’altro spessore l’attenzione che il pubblico di Confcommercio ha rivolto al leader della Cdl. Berlusconi ha dovuto destreggiarsi tra la pressione della stampa e quella dei suoi fan. Tra un "Forza Silvio" e l’altro, ha riportato il discorso sul tema del giorno. "Gli studi di settore - ha detto sono sbagliati perché più del 50% degli operatori non ci si ritrova e li supera". E ha tributato l’onore delle armi all’avversario. Bersani ha avuto "un coraggio ammirevole ma ha dovuto arrampicarsi sugli specchi" perché il governo non potrà fare riforme "per la presenza della sinistra massimalista". E rivolto al vicepresidente di Confcommercio, Bernabò Bocca, ha espresso un po’ di disappunto. "Se mi davate tre minuti, ci divertivamo...". "Presidente, se avesse parlato, sarebbe venuta giù la sala", gli ha replicato Bocca.

Nell’atmosfera, però, si percepiva l’insoddisfazione di un popolo di commercianti considerato, come ha detto Sangalli, un "bancomat per fare cassa". Un sentimento esplicitato dal presidente dei Giovani dell’associazione e animatore dei Circoli della libertà, Michela Vittoria Brambilla. "L’esecutivo - ha sottolineato - ci ha messo all’indice come se fossimo responsabili del dissesto dei conti pubblici. L’aumento dei contributi previdenziali e la revisione degli studi di settore ci hanno messo in ginocchio".

Bersani ci ha messo la faccia ("la politica che cerca solo applausi mi fa ribrezzo"), ma nel volto dei suoi colleghi, da Mastella a Nicolais a Gentiloni, traspariva lo scontento. "Poteva andare peggio", ha sdrammatizzato il Guardasigilli. Nel pomeriggio il vicepremier Rutelli ha dichiarato "condivisibile ed equilibrato" il discorso di Sangalli. Allora perché ieri non era in prima fila?