Prodi in fuga: "Basta con guelfi e ghibellini"

Nel giorno delle piazze contrapposte il Professore è in Germania a un
incontro di movimenti cristiani. «Per i politici la laicità dello Stato
è un dovere». Il premier replica a Berlusconi: «Dice che i veri
credenti non stanno a
sinistra? Discorso totalmente estraneo allo spirito cattolico»

Stoccarda - Quelli di Silvio Berlusconi sono «discorsi totalmente estranei allo spirito cattolico», accusa Romano Prodi. Perché «essere o no cattolici è una scelta seria», e su quella battuta del capo dell'opposizione, secondo il quale i veri cristiani non possono stare a sinistra, c'è «poco da dire», se non questo: «Totalmente estranei», ripete il premier.
Nel giorno del Family day, in cui le piazze di Roma si riempiono di «orgoglio cattolico» da una parte e di «coraggio laico» dall'altra e i suoi ministri si dividono un po' qua e un po' là, Romano Prodi è lontano. È in Germania, a recitare il pater noster nel Palasport di Stoccarda assieme ai movimenti cristiani, Focolarini in testa, che hanno promosso la manifestazione «Insieme per l'Europa». Assicura che è solo «un caso della vita» e che già sei mesi fa aveva preso «l'impegno» di partecipare alla manifestazione. E però quel «caso» lo ha tolto da un bell'imbarazzo. A chi gli chiede che effetto gli facciano gli slogan antigovernativi partiti dalla piazza del Family day, risponde che non ne ha «alcuna notizia», ma che se ci fossero stati «sarebbero indubbiamente fuori posto», e che i temi etici «dovrebbero essere discussi serenamente, senza farne uno scudo politico o un'arma di propaganda». La «lotta tra guelfi e ghibellini», lo «scontro tra cattolici e anticattolici» hanno sempre causato «ferite profonde» alla storia italiana. E la sua ricetta per superarle è il Partito democratico, nel quale «diverse radici filosofiche possano convivere con obiettivi comuni». Peccato che nel frattempo in Italia il suo Partito democratico litighi sulla kermesse cattolica e che governo e maggioranza si dividano su opposte barricate. Si intuisce che in fondo il protagonismo di Berlusconi a San Giovanni non dispiace poi molto a Prodi, perché gli consente di prendere cautamente le distanze dall'evento e dalla sua carica di critica al governo. Fin dal mattino, il premier ripete che il valore della «laicità dello Stato è indispensabile per chi ha responsabilità politiche», e che la religione.
E anche il testo scritto del discorso che il premier pronuncia a Stoccarda è pieno di segnali. Parla della famiglia, Prodi, e sottolinea che «le politiche pubbliche devono saper unire e non dividere la società nel nome della famiglia», invita i cristiani «a non essere profeti di sventura ma di speranza». Sottolinea che se guarda alle famiglie «penso innanzitutto alle famiglie degli immigrati, degli zingari, dei disabili», a quelle «che esprimono diverse tradizioni religiose e culturali, ai ragazzi abbandonati, alle ragazze di strada e alla loro drammatica domanda di famiglia». Si guarda bene dal parlare di coppie gay o dall'evocare i Dico. Ma il messaggio è chiaro: la famiglia oggi è tante cose diverse e a questa realtà occorre guardare senza «fondamentalismi» e senza pretendere di dettare precetti «assolutistici» alla società, perché «la modernità del cristianesimo è proprio riuscire a separare Dio da Cesare». E conclude il testo preparato per Stoccarda, nel Family day, con una citazione significativa del suo maestro politico Beniamino Andreatta, «straordinaria testimonianza di laicità e di fede convinta», Andreatta che diceva che «ciascuno attinge alla sapienza e cerca di tradurla in azione, senza la sacrilega intenzione di coinvolgere Dio nelle sue scelte». Parole «da non dimenticare», parole chiare contro la tentazione di mischiare politica e religione. Forse troppo chiare: tant'è che nell'intervento pronunciato dal palco Prodi le omette totalmente. «Problemi di tempo», spiegano dal suo staff. Ma il premier ha già detto abbastanza: citando quel «discorso di straordinaria lucidità» di John F. Kennedy, ripubblicato giorni fa dalla Stampa, nel quale il presidente cattolico degli Usa prometteva: «Obbedirò alla Costituzione, non al Papa».