«Prodi fugge per imbavagliare Silvio»

Anna Maria Greco

da Roma

«Scandaloso che Berlusconi andasse da solo a Canale 5? Non mi pare proprio, se l’invito era stato fatto anche ad altri e se c’erano le condizioni per un intervento equilibrato». Maurizio Gasparri, esponente di Alleanza nazionale ed ex-ministro per le Comunicazioni, risponde così alle polemiche del centrosinistra che grida alla par condicio violata e alla dimostrazione del conflitto d’interessi del premier.
Ma alla fine il premier ha rinunciato ad apparire nella trasmissione «Terra» di Mediaset.
«Perché se avesse deciso il contrario temo che l’Autorità per le Comunicazioni avrebbe imposto la regola del bavaglio. E il presidente del Consiglio ha voluto evitare ulteriori polemiche. Ma questo dimostra che le regole attuali sono da rivedere. È assurdo consentire che chi si sottrae al confronto imponga il silenzio anche all’altro. In questo momento, l’Unione e Prodi in particolare preferiscono evitare domande scomode soprattutto sulle tasse e quindi usano questa strategia per far tacere gli avversari».
Come bisognerebbe cambiare le regole, secondo lei?
«Se in una partita di calcio una squadra non si presenta sul campo, si dà partita vinta all’altra. Questa è la giustizia sportiva e in questo caso si dovrebbe almeno, accertato che le parti politiche abbiano avuto analoghe opportunità, consentire che se una delle due non vuole essere rappresentata l’altra possa esprimersi. Oggi invece la regolamentazione è talmente assurda che, invece di preoccuparsi dell’equilibrio sostanziale del confronto, consente a uno dei due avversari di vincere semplicemente non presentandosi».
Stavolta c’era anche il problema che gli eventuali giornalisti di sinistra che avrebbero dovuto contrastare il premier non si sono detti disponibili. Come assicurare l’equilibrio?
«Tutto questo avviene solo perché si sa che il confronto salta se uno dei due non si presenta. Insieme a quello di Terra c’è il caso suppletivo di Matrix, annullato perché Fassino e Rutelli non hanno voluto partecipare all’incontro con Fini e Casini. È la prova che di fatto la legge diventa uno strumento per imbavagliare l’avversario».
Lei vede dei veti incrociati strumentali che vanno a favore del centrosinistra, insomma.
«Certo. Vogliono impedire alla Cdl di apparire in tv perché non gli conviene. Sono in posizione di debolezza, hanno visto di non aver ottenuto nessun vantaggio dall’ultimo faccia a faccia Berlusconi-Prodi e dal confronto a Ballarò tra Fini-Casini e Fassino-Rutelli. Così, è facile per loro impedire a tutti di parlare. E il risultato è proprio questo: Berlusconi non andrà a Terra, Fini e Casini non andranno a Matrix».
Ci spieghi che cosa teme l’Unione secondo lei?
«Di trovarsi di fronte alle sue contraddizioni, ai suoi problemi di programma. Meno si parla e meglio è per il centrosinistra. Potrebbe dover spiegare la proposta di legge 5025 che abbiamo trovato negli archivi della Camera, in cui Fassino e Violante proponevano di aumentare la tassa di successione per tutti, non solo per i grandi patrimoni. Oppure, dover parlare della tassazione del risparmio che vogliono introdurre. Tutti temi scomodi e impopolari, ecco perché in questi ultimi giorni prima delle elezioni quelli del centrosinistra preferirebbero che la televisione trasmettesse a ripetizione la replica della famosa partita di calcio Italia-Germania dei Mondiali del 1970 oppure documentari sulle gazzelle ed i leoni».