Prodi furibondo. Fini: «Ho colpito nel segno»

Berlusconi cauto: «Ci sono casi in cui bisogna guardare all’interesse nazionale e internazionale»

da Roma

«Fini non ha mostrato documenti e non ne ha nessuno». Quindi le sue sono «solo fandonie». La replica fuori programma del presidente di An a Massimo D’Alema continua a far parlare. La risposta più dura a Gianfranco Fini è arrivata, a 24 ore dalle comunicazioni alla Camera del ministro degli Esteri, ed è quella del premier Romano Prodi, sicuro che l’ex ministro degli Esteri non abbia le prove di ciò che ha sostenuto. E cioè che Karzai ha accettato di liberare i talebani perché il governo italiano «ha vagheggiato l’ipotesi del ritiro dei nostri soldati». Il leader di Alleanza nazionale ha incassato e rilanciato: «Il fatto che Prodi continui in modo abbastanza stizzito a dire che si tratta di fandonie - osserva - mi conferma che ho colpito nel segno. Io d’altronde ho solo ripetuto quello che ha detto Karzai lo scorso 6 aprile davanti alla stampa internazionale».
Ancora più dura la controreplica di Prodi che ha bollato quelle di Fini come «parole false e incoscienti. Io ho parlato con Karzai e non ho mai accennato a un ritiro». In Italia secondo il premier si fanno «basse speculazioni. In Israele hanno trattato la liberazione di 300 terroristi, la liberazione dei marines inglesi in Iran non è certo avvenuta per il sorriso di qualcuno».
In realtà la Casa delle libertà sembra non voler approfittare più di tanto delle difficoltà del centrosinistra. Il leader Silvio Berlusconi - interpellato a margine del congresso Udc - ha ribadito il suo appello alla cautela. «Ho detto cose molto chiare, ci sono casi in cui bisogna guardare all’interesse nazionale e internazionale, e comportarsi di conseguenza». Toni ancora più prudenti dai centristi con Rocco Buttiglione che dice di non capire «alcune posizioni che sono emerse tra i nostri alleati. Vogliamo davvero mettere in discussione la linea della trattativa?».
I distinguo più rilevanti rimangono comunque quelli dell’Unione. Con la sinistra radicale ancora impegnata nel pressing sul governo affinché sul banco degli imputati finisca in primo luogo Hamid Karzai. Il leader del Pdci Oliviero Diliberto è tornato a chiedere a Prodi di fare pressioni sul premier afghano per ottenere la liberazione di Rahmatullah Hanefi, il collaboratore di Emergency arrestato perché ritenuto vicino ai terroristi. La sua cattura, secondo Diliberto, è «vendetta, ritorsione, il senso è questo». Dallo stesso partito, per la precisione da Severino Galante e Iacopo Venier, sono arrivati nuovi appelli affinché i talebani vengano invitati alla conferenza di pace.
Intanto sta raccogliendo centinaia di adesioni l’appello «Giù le mani de Emergency» lanciato dal senatore dei Verdi-Pdci Mauro Bulgarelli e da don Alberto Vitali di Pax Christi. Le adesioni, ha riferito Bulgarelli, stanno arrivando da elettori del centrosinistra «che confessano di essere profondamente disorientati». Un nuovo sostegno all’associazione di Gino Strada è arrivato dal ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero. L’opera di Strada «è un pezzo del volontariato italiano», ha sottolineato l’esponente di Rifondazione comunista.
Sul fronte opposto, il centrodestra sottolinea i rischi della diplomazia alternativa. «La liberazione dei terroristi - ha detto il presidente del Copaco Claudio Scajola - ci espone a un rischio: se passa il messaggio che basta rapire un italiano per ottenere la liberazione di criminali, ogni nostro connazionale nel mondo si viene a trovare in una situazione di difficoltà».