Prodi a Genova chiede i voti e poi scappa

(...) dell’Unione non ci vede più e dire che dovrebbe essere abituato a ben di peggio, in quel di Roma: le mani stizzite allontanano i molesti informatori, vola un microfono, Prodi scappa. Tocca aspettarlo al termine del comizio, lo ascoltano in tremila, ci si aspettava più gente peccato, i «Mortadella Boys» in prima fila, le bandiere del centrosinistra in ordine sparso perché questa è la chiusura della campagna dell’Ulivo ma il resto dell’Unione si presenta lo stesso non dopo serrate trattative, lui a dire che il porto di Genova deve diventare «la più grande porta d’Europa verso il Nord» ma che, ecco, il Terzo valico si vedrà, «torneremo alla concertazione con i cittadini», sa di frenata.
Il polverone (non) va in onda a Radio anch’io. Prodi, essendo in serata a Genova e dovendo partire la mattina dopo per Sassari, dovrebbe fare il collegamento dalla sede Rai di Genova prima di prendere l’aereo per la Sardegna. Così, in mattinata la trasmissione Rai annuncia in diretta la puntata con Prodi, fornisce persino indicazioni su come raggiungere gli studi di corso Europa, tv e agenzie si organizzano per inviare proprie troupes a Genova. Ma lui niente, la sera prima alle 20.30 comunica che no, non ci vado. Succede di tutto. Il conduttore di Radio anch’io Stefano Mensurati si risente e agli ascoltatori dice che la trasmissione era stata fissata da un mese, mica ieri. Falso, risponde piccato Prodi da Sassari: «Non mi aspettava affatto da circa un mese, perché io avevo detto quali erano i tempi della campagna elettorale e oggi eravamo a Sassari. Ed essendo a Sassari non si può essere a Roma. Non gliel’ha mai detto nessuno?». Qualcuno lo aveva detto, sì, che l’ubiquità non è ancora in dotazione a Prodi, e per questo si era organizzato il collegamento da Genova.
Monta la polemica, Fabrizio Cicchitto il vice coordinatore nazionale di Forza Italia commenta che «come dimostra la sua mancata partecipazione a Radio anch’io, Prodi è ancora una volta in fuga dal dibattito, non si sa se per viltà o per manifesta inferiorità, per paura di interloquire con la gente: non può dare a tutti del matto». Prova a metterci una pezza Silvio Sircana il portavoce di Prodi ma, smentendo di fatto il suo leader, peggiora la situazione. Dice infatti che ha ragione Radio anch’io, la mancata partecipazione si deve «ad un improvviso cambiamento di programma che ha costretto Prodi a partire alle 9 per la Sardegna». Epperò tranquilli, aggiunge: «Non c’è nessun’altra motivazione alla base della rinuncia alla partecipazione ad un programma che ha visto Prodi protagonista per ben due volte nel corso della campagna elettorale». Apriti cielo. La Direzione dei Giornali Radio Rai non la lascia passare così, enno, ci vuole rispetto, e bacchetta il leader dell’Unione: «Può benissimo cambiare programma, ma la sua ricostruzione dei fatti non è esatta».
La nota parla da sé: «In primo luogo l’invito ufficiale a partecipare alla puntata era stato formalizzato per fax l’8 di marzo, quindi circa un mese fa, ed era stato immediatamente accolto. Secondo, quando è stato nostro ospite giovedì scorso negli studi di Radio anch’io a Saxa Rubra, nel salutarci ci siamo dati appuntamento ad oggi senza che fosse stata posta da lui o dal suo staff alcuna riserva. Terzo, lunedì ci è stato detto che oggi (ieri, ndr) Prodi sarebbe stato a Genova, per cui ci siamo premurati di organizzare l’accoglienza negli studi della locale sede Rai, fornendo tutte le indicazioni per raggiungerla. Quarto, ieri mattina abbiamo annunciato in diretta la sua partecipazione alla puntata di oggi e lo abbiamo confermato con un comunicato apparso in rete anche alle agenzie di stampa e alle televisioni, che infatti si erano organizzate per inviare loro troupes a Genova. Quinto, la disdetta è arrivata soltanto ieri sera alle 20,30». Quindi: «Se l’appuntamento di Sassari era così importante da essere programmato da tempo, perché la notizia della rinuncia è arrivata solo all’ultimo momento? Se invece il programma era cambiato solo nelle ultime ore, come si è potuto affermare che la defezione era prevedibile da parte del Giornale Radio? In entrambi i casi non si può affermare che non lo stessimo aspettando. E questo è quanto. Ribadiamo, il professor Prodi è liberissimo di cambiare idea, solo avremmo gradito un po’ di rispetto per i nostri ascoltatori e per chi come noi, lavora tutti i giorni per assicurare al meglio un’informazione corretta e qualificata». Il bello della diretta.