PRODI A GENOVA INSULTA E FUGGE

Paola Setti

«È molto stanco» dice un po’ imbarazzato un prodiano della Margherita. E si sa, la stanchezza rende nervosi. Così, per la serie la libertà di informazione finisce là dove inizia la libertà di Romano Prodi, il candidato premier dell’Unione l’altra sera a Genova prima si è sottratto in malomodo alle domande dei cronisti, poi ha tirato un sonoro «pacco» alla Rai, mancando di partecipare a una trasmissione di «Radio anch’io» programmata da un mese e facendo inferocire la Direzione dei Giornali Radio Rai.
I fatti. Mancano pochi minuti alle 21, televisioni e agenzie sono schierate in massa a palazzo Ducale per accogliere Prodi. È successo di tutto in giornata, i giornalisti chiedono commenti e chiarimenti. Prodi entra, vede il plotone di esecuzione e già si mal dispone: «Lasciatemi in pace, devo andare a cambiarmi». Qualcuno abbozza lo stesso una domanda, prodi risponde, poi qualcun altro piazza un altro registratore e il leader (...)