«Prodi guidava l’opposizione da Bruxelles»

«La minoranza fa ostruzionismo legittimo, la maggioranza ha il diritto di fare le riforme»

Adalberto Signore

nostro inviato a Capri (Napoli)

Una rassicurazione a Carlo Azeglio Ciampi e una durissima replica a Romano Prodi. È questo il doppio binario su cui si muove Pier Ferdinando Casini nel suo discorso di apertura della ventesima edizione del Convegno dei Giovani industriali a Capri. Nonostante le tensioni degli ultimi giorni, nella maggioranza ma soprattutto nell'Udc, il presidente della Camera sbarca sull'isola di ottimo umore, pranza con la compagna Azzurra Caltagirone, il presidente degli under 40 di via dell'Astronomia Matteo Colaninno e il direttore generale di Confindustria Maurizio Beretta. E parla un po' di tutto, pure della tanto discussa riforma della legge elettorale su cui Colaninno nutre forti perplessità che non esita a manifestare prima a Casini e più tardi alla platea («sarebbe meglio che Confindustria si occupasse delle cose che conosce e non del sistema di voto», dirà più tardi il ministro Lucio Stanca). Al di là delle divergenze sull'ingegneria elettorale, però, il clima è allegro e scherzoso. Solo finito il pranzo e consumato il solito sigaro, il presidente della Camera si fa più serio. Il suo intervento, che parte proprio dalla querelle sul proporzionale e dalle polemiche degli ultimi giorni con l'opposizione, è infatti nettissimo: fare le riforme è «un diritto della maggioranza», le modifiche della legge elettorale stanno comunque «maturando nel pieno rispetto della Costituzione» e Prodi pensi a quando «da presidente della Commissione Ue accettò contemporaneamente di guidare l'opposizione nel suo Paese di origine».
«Voglio dire con chiarezza - attacca a parlare Casini - che come presidente della Camera ho un dovere ben preciso, quello di far rispettare le regole garantendole nella stessa misura all'opposizione e alla maggioranza. A questa linea mi sono attenuto rigorosamente e altrettanto intendo fare per il futuro». Poi, e non è un caso che lo faccia lontano da Montecitorio, replica a chi lo accusa di aver perso il ruolo di garante. Prima di tutto, dice, cambiando la legge elettorale «la maggioranza sta esercitando il suo fondato diritto di decidere secondo i principi della democrazia». Quanto a Prodi, aggiunge raccogliendo un lungo applauso, «da presidente della Commissione Ue, massimo garante delle istituzioni europee, accettò di guidare l'opposizione nel suo paese di origine». Il presidente della Camera, quindi, rivendica con forza proprio quel ruolo super partes che l'opposizione lo accusa di aver perso, perché se il centrosinistra «legittimamente adotta l'ostruzionismo», la maggioranza «sta utilizzando gli strumenti a sua disposizione per esercitare il suo diritto, altrettanto fondato, di decidere secondo i principi democratici». E di decidere, dice per rassicurare il presidente della Repubblica che non aveva nascosto qualche perplessità, operando scelte «nel pieno rispetto della Costituzione». E a chi lo accusa di essere tornato leader di partito, replica citando due suoi illustri predecessori: «Giovanni Spadolini e Amintore Fanfani mai, pur essendo arbitri inflessibili, dismisero il loro forte senso di appartenenza partitica». Una velata critica pure al «legittimo ostruzionismo» portato avanti in queste ultime settimane dall'Unione, perché una classe dirigente per essere «seria» deve essere «attenta, aperta alle critiche, ma non esserne paralizzata». Alla fine «bisogna decidere», altrimenti «si va verso una paralisi democratica». E proprio il coraggio per Casini un tratto distintivo del vero leader: «Il metro per misurare l'adeguatezza di chi aspira a guidare il Paese è piuttosto semplice: occorre verificare se di fronte a una diagnosi chiara e inequivocabile si ha il coraggio di prescrivere direttamente la cura, assumendosene conseguenze e responsabilità, senza delegare ad altri la scelta. In fondo, il nocciolo della governance del futuro può ridursi in due semplici parole: coraggio e responsabilità». Un messaggio che qualcuno ha letto come indirizzato a Marco Follini e a chi nell'Udc si è fossilizzato sulla questione della leadership. Nel suo intervento Casini affronta anche la questione Bankitalia («purtroppo si è cercato con pervicacia di fare una riforma a favore o contro, piuttosto che per l'interesse di tutti») e la legge sul risparmio («ancora incompiuta, un provvedimento che è e resta una delle mie maggiori preoccupazioni»). E si concede con Enrico Lucci de Le Iene un simpatico siparietto. «La barzelletta sui democristiani nell'antica Roma? Molto carina, l'ho raccontata io a Berlusconi», dice Casini. E Lucci: Ma è vero che vuoi fare le scarpe a Berlusconi?». «Ma no, ma no», replica sfoderando un sorriso divertito il presidente della Camera.