Prodi ha due vicepremier ma non il governo

Dai Ds: «Di Pietro alle Infrastrutture? Cantieri chiusi e appaltatori in manette»

Laura Cesaretti

da Roma

Il primo ad uscire è Massimo D’Alema, e lo scenario che disegna è come minimo preoccupante, a quattro giorni dalla presunta presentazione del governo: «Non abbiamo ancora il premier, figuriamoci come possono esserci i vicepremier... ». Forse voleva essere un atto di cortesia verso Piero Fassino, che solo il giorno prima ha rinunciato a entrare nel governo, e anche verso il futuro premier, per salvare la forma e far finta che i vice se li scelga Prodi, e i ministri pure. Il Professore però si sarebbe un po’ irritato.
In verità, dentro il vertice dell’Ulivo (altre quattro ore chiusi nel palazzo di Santi Apostoli, perché le tre di venerdì notte non erano bastate) si è discusso a lungo di tutte le caselle, senza peraltro venirne a capo, ma la delegazione della Quercia ha alla fine ceduto le armi e dato via libera alla creazione di due vice (con deleghe) che affianchino Prodi a Palazzo Chigi, come chiedeva Francesco Rutelli invocando i «patti» pre Quirinale. Però Fassino e D’Alema si sono «riservati» di fare il nome del vice in quota ds dopo aver ricevuto il via libera della loro segreteria, che verrà nuovamente riunita lunedì. «Ci hanno spiegato che non avevano un mandato del vertice del partito», spiegavano un po’ perplessi dalla Margherita. Il dubbio dei dl è che gli amici ds ora puntino a mettere in difficoltà l’aspirante vicepremier della Margherita Rutelli sparigliando con una mossa a sorpresa, «tipo una donna a Palazzo Chigi». Mossa d’immagine, se così si può dire, perché la «novità» sarebbe Livia Turco, che al governo col centrosinistra c’è sempre stata e oltretutto è una fedelissima dalemiana: certo non farebbe ombra al presidente ds e ministro degli Esteri, che resterebbe il capodelegazione della Quercia. Sarà un caso, ma proprio dalla Turco ieri sera arrivavano fervidi elogi al mancato vicepremier ds, Fassino, con il quale il feeling non è mai stato proprio intenso: «Ha fatto una scelta di grande coraggio, si è messo a disposizione di un progetto importante come il grande Ulivo. Per Fassino la politica è soprattutto mettersi a disposizione del Paese».
Ma c’è anche un altro scenario che circola da un paio di giorni: una scelta a sorpresa del Professore, che con salomonica decisione potrebbe all’ultimo, puntando sulla rissa Ds-Dl, scegliersi un vicepremier unico e fuori dai partiti, nella persona di Giuliano Amato. Uno scenario che in verità sono stati i ds i primi a far trapelare, con l’evidente retropensiero (sempre quello) di tagliare la strada a Rutelli, ma che ieri sera trovava qualche avallo anche in casa prodiana. Magari col sottinteso che da Palazzo Chigi Amato potrebbe esercitare una garanzia anche sulla politica estera, affidata a D’Alema. Certo è che il Professore difficilmente potrebbe permettersi di fare una scelta simile contro entrambi i suoi principali alleati, quindi dovrebbe avere almeno l’ok ds.
La quantità di opzioni e boatos che si raccolgono nell’Unione a ogni giro di telefonate dà la misura di quanto il quadro sia ancora tutto da definire. Ds e Dl ieri sera avrebbero confermato la distribuzione di ministeri già pattuita (15 sui 24 totali, di cui 9 alla Quercia e 6 alla Margherita), ma Fassino e D’Alema hanno chiesto un «riequilibrio di qualità» delle loro deleghe, visto che al partito di Rutelli andranno dicasteri di peso come Beni culturali, Istruzione, Comunicazioni. Potrebbero puntare a prendersi Giustizia e Lavoro. Quanto alle caselle dei «cespugli», sono tutte ballerine: la Difesa contesa tra Bonino e Mastella, su cui Prodi non ha ancora fatto capire come la pensa («perché alla fine vuole darla a Parisi, che ha studiato alla Nunziatella e scalpita», spiega un dirigente dl). Il Pdci che sospetta che i ds vogliano scorporare Università e Ricerca per soffiare una delle due al partito di Diliberto (che puntava ad assegnarlo a qualche antico barone rosso alla Tranfaglia o Asor Rosa, restando a presidiare il partito per impedire un golpe interno di Marco Rizzo). Di Pietro che non si sa dove metterlo: «Alle Infrastrutture? Finirebbe con tutti i cantieri chiusi e gli appaltatori in manette», sussurra un ds. E gli Interni? «Giuliano Amato ha già accettato l’offerta di Prodi», assicura qualcuno. «Spettano alla Margherita ma Prodi vuole qualcuno di cui fidarsi ciecamente, quindi sarà Parisi», giurano altri. Qualche luce dovrebbe vedersi lunedì, dopo la segreteria ds, il giuramento di Napolitano, il nuovo vertice dell’Ulivo e quello di tutta l’Unione. Forse.