Prodi ha spaccato il Paese ora servono le larghe intese

Il governo cadrà presto e si andrà incontro a larghe intese oppure a governi tecnici, quelli che dovrebbero essere dotti in materie economiche, ma poi dimostrano di non sapere molto di questioni sociali. Ma le larghe intese non piacciono a Prodi, perché non si può accettare di stare in mezzo alla folla quando si è cercato, in tutti i modi possibili, di restare da soli. Lo si è fatto escludendo l’apporto costruttivo che il centrodestra era disposto a dare, visto che le consultazioni elettorali avevano parlato chiaro: il Paese è spaccato ed ha bisogno di unione tra i poli. La maggioranza poteva condividere idealmente un trono ed invece se lo è voluto divorare da solo, poteva dialogare e cercare delle intese che non sarebbero state dolorose come quelle alle quali si va incontro adesso, poteva in definitiva dimostrare al Paese di essere coerente almeno ad un 20 per cento di quello che professava; invece ha dimostrato che la destra è stata allontanata dai furbi e non dagli onesti, mentre già si faceva sentire la frattura che iniziava dalla stessa gamba sinistra del nostro esecutivo. Adesso non si riesce più da soli a sostenere un insieme di sollecitazioni vaste e controverse: quelle che provengono dalla politica più anonima e confusa che ci sia stata in Italia da moltissimi anni, una politica che ha accomunato le storture del vecchio centrosinistra e della sinistra distruttrice.