Prodi infierisce su Cuffaro: sospeso E Santoro lo processa su AnnoZero

Polemica sul decreto che colpisce il presidente dimissionario della Sicilia Palazzo Chigi: "Atto dovuto". La Cdl: "È una vendetta politica contro l’Udc"

Roma - Le dimissioni presentate da Totò Cuffaro cinque giorni fa non bastano e Romano Prodi lo sospende da presidente della Regione Sicilia, dopo la condanna del 18 gennaio a 5 anni per favoreggiamento e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici nel processo per le “talpe” alla Direzione distrettuale antimafia di Palermo.
Per Palazzo Chigi è un «atto dovuto» che non ha motivazioni politiche, ma applica la legge che sospende gli amministratori condannati, anche in primo grado, per il reato che riguarda Cuffaro.
Lui, Totò, si dice «esterrefatto». Definisce il decreto «una provocazione politica» che viola lo Statuto siciliano. Per il suo partito, l’Udc, il provvedimento del governo è «inaccettabile» e apre la campagna elettorale del Professore con una vendetta per il mancato «soccorso rosso al suo governo». Il segretario Lorenzo Cesa protesta e chiede un incontro al capo dello Stato. A Giorgio Napolitano si appella anche Renato Schifani di Fi, perché eviti che questo «atto di estrema arroganza e prevaricatore», questo «sfregio giuridico attuato irresponsabilmente da Prodi», comporti addirittura il commissariamento della Regione. L’assemblea regionale siciliana, alla quale il decreto viene notificato nel pomeriggio, è in subbuglio. Dopo le dimissioni di Cuffaro si è sciolta automaticamente, ma continuerà l’attività fino alle elezioni, entro 3 mesi dal 26 gennaio (giorno delle dimissioni). In serata Schifani annuncia che, secondo il Quirinale, Palazzo Chigi esclude questa conseguenza del suo provvedimento. Il coordinatore regionale di An, Pippo Scalia, già preannuncia un ricorso al Tar del Lazio.
Mentre si svolge il vertice del Pd siciliano su candidature e rapporti con gli alleati per preparare le elezioni, Pino Sgobio del Pdci dichiara che la vera provocazione è quella del centrodestra di annunciare una prossima candidatura del governatore dimissionario al Parlamento. «Se l’arroganza del centrodestra - commenta Leoluca Orlando dell’Idv -, non avesse riproposto la candidatura di Salvatore Cuffaro a presidente della Regione Sicilia nel 2006, oggi non avremmo avuto lo scioglimento del Parlamento siciliano e una forte crisi istituzionale».
Il caso Cuffaro ha anche un capitolo televisivo, con la polemica per la puntata di oggi di Anno Zero, dedicata proprio a questa vicenda politico-giudiziaria. Totò ha prima diffidato la Rai a mandarla in onda e, dopo aver rifiutato l’invito a partecipare per altri impegni, ha chiesto al «novello inquisitore» Michele Santoro di rinviarla alla prossima settimana. Ma il conduttore televisivo non ha intenzione di accettare. «L’abbiamo invitato, non vuol venire e noi andremo avanti».
Il presidente della commissione di Vigilanza, Mario Landolfi scrive al direttore generale, Claudio Cappon, per raccomandare che in assenza di Cuffaro la trasmissione sia corretta. La questione viene discussa dal Cda della Rai, ma non arriva nessun veto, nè alcuna richiesta di rinvio. «La puntata avrà uno svolgimento equilibrato», assicura Cappon. Per Gianfranco Miccichè, presidente azzurro dell’Assemblea regionale siciliana, la Rai dovrebbe obbligare Santoro, «per dovere di correttezza di cronaca», a mandare in onda, oltre al dvd «La mafia è bianca», anche la registrazione della trasmissione di Pierluigi Diaco con il faccia a faccia tra Cuffaro e gli autori dell’inchiesta. Una richiesta condivisa anche da Marco Rizzo del Pdci.