Prodi insulta ancora l’Italia: «È un Paese addormentato»

Messaggio alla coalizione: «Nessuno ha interesse alla crisi, perché cadrebbero tutti con me». Ma nei Ds cresce il malumore

Laura Cesaretti

da Roma

Il Paese stavolta non è «impazzito», bensì «addormentato». Ma da quando c’è lui sta «cominciando» a destarsi, perché «ho suonato la sveglia».
Lui è Romano Prodi, un Romano Prodi che si mostra assai sicuro di sé e del futuro del proprio governo mentre esterna a ruota libera alla Bbc in un’intervista registrata mercoledì e che andrà in onda stasera, ma che Palazzo Chigi ha anticipato alle agenzie. «Il mio governo va avanti», assicura. E difende a spada tratta una Finanziaria il cui iter si è trasformato in via crucis, e sulla quale a questo punto «è indispensabile mettere la fiducia per evitare l’esercizio provvisorio», come ha annunciato ieri sera. Dal governo trapelano voci di ministri e vicepremier sul piede di guerra, perché «Prodi e Padoa-Schioppa vogliono mettere la fiducia ma ancora non ci hanno mostrato le carte», e il Consiglio dei ministri di stamattina promette di essere burrascoso. E dalla maggioranza arrivano giudizi taglienti su una Finanziaria «mostruosa» (Soro, Dl) e trapelano malumori che non si dissiperanno facilmente: «Non c’è stata una gestione felice della manovra, abbiamo spaventato il Paese senza motivo», dice Fabris dell’Udeur. E la fassiniana Sereni lamenta carenza di «regia» e «sospende il giudizio» sul maxiemendamento: «Se accoglierà quanto fatto da Parlamento», bene. Ma «se non dovesse essere così, voteremo la fiducia ma la maggioranza ne risentirà».
In tutto ciò, alla Bbc il premier si mostra rinfrancato dai primi passaggi senza traumi del decreto fiscale attraverso le forche caudine del Senato, tanto che sull’argomento si concede anche del sarcasmo: più mi augurano di cadere e più resisto, dice. Anche perché, avverte, nessuno dei suoi alleati può permettersi di fargli le scarpe, per un problema di convenienza assai più che di lealtà: «Nessuno è interessato a far cadere il governo, perché essi cadrebbero con me». La mancanza di scenari di ricambio è lo scudo che rassicura per ora Prodi, ma «potrebbe trattarsi di segnali ingannevoli», fanno notare da ambienti del governo. Perché «ora tutti vogliono mangiare il panettone, ma poi può arrivare l’agnello pasquale», aggiungono dall’Ulivo.
Come gli capita spesso da quando è tornato a Palazzo Chigi, il premier utilizza una testata straniera (in questo caso la televisione britannica) per mandare messaggi in patria. Il voto del Senato sul dl fiscale lo ha tenuto col fiato sospeso mentre era in viaggio verso l’Algeria, e tornato a casa non esita a sbandierare il risultato positivo, con qualche ironia: «Il mio governo avrebbe dovuto cadere prima dell’estate per la politica estera. Poi subito dopo l’estate, per problemi legati con l’avvio della politica di bilancio. Ora per il voto finale sul bilancio... Spero che la previsione sarà di una mia rapida caduta, così io andrò avanti a lavorare». E il premier è intenzionato a far fruttare al massimo quel poco che al momento ha al suo attivo. E per rafforzare questa immagine di rinnovata sicurezza e di proiezione verso un futuro più roseo dopo mesi di tormento (con i sondaggi che continuano a bastonarlo anche da giornali teoricamente «amici» come Repubblica), Prodi ha convocato per oggi una conferenza stampa nella quale sciorinare i risultati già raggiunti dal suo gabinetto, perché «nessun governo ha preso così tante decisioni in sei mesi».