Prodi insulta l’Italia: «Un Paese impazzito»

Massimiliano Scafi

da Roma

«Un Paese impazzito», come una maionese, che ragiona sull’oggi e non pensa al futuro. «Io invece - dice Romano Prodi - ho fatto una Finanziaria che pensa al domani e al dopodomani, allo sviluppo, a ricostruire l’Italia nei prossimi anni». Un Paese incattivito: «Prima tutti dicono che ci sono pochi tagli di spesa, poi c’è una ferocia impressionante contro i tagli che abbiamo fatto». Un Paese, verrebbe da aggiungere, ingovernabile. «Ma non si può fare la frittata senza rompere le uova. Governare è questo, pensare al domani, ai nostri figli, anche a costo dell’impopolarità».
Il Professore si sfoga sul treno tra Bologna e Crevalcore. Bastonate ai critici, rimbrotti ai dubbiosi, stoccate a industriali e sindacati, tirate d’orecchi anche a chi contesta la manovra dall’interno della maggioranza e del governo. Si salva Paolo Ferrero, che pure in consiglio dei ministri ha votato contro il decreto sul Tfr: «È una sua posizione nota, non si può votare sempre all’unanimità. Non c’è un caso politico, non ci saranno conseguenze». Paura? «No - risponde Prodi - non ho paura, non ci sono elezioni imminenti. Non c’è nessuna preoccupazione, il Paese deve essere messo di fronte alle sue responsabilità. Abbiamo preparato una Finanziaria che punta allo sviluppo, altro che classismo e odio dei ricchi, e con una legge del genere si fanno sempre molti scontenti». I frondisti interni, i malpancisti dell’Unione, si possono mettere il cuore in pace: «Tutti pensano che i sacrifici possano essere fatti dagli altri. Ma davvero si può credere di guarire senza prendere le medicine? Qui però c’è un aspetto paradossale. Si chiedono tagli, poi nessuno vuole si taglino le spese che lo interessano. Si dice “troppe tasse”, ma a ben vedere la quantità di imposte è minima, tre miliardi di euro su una manovra di 40-41. Siamo il Paese più iniquo d’Europa per distribuzione del reddito. Non voglio fare rivoluzioni, solo dare un messaggio alle persone più sfavorite».
Quindi nessuna correzione di rotta, si va avanti così. «Non cambio nulla - ruggisce il presidente del Consiglio -. È ora di smetterla di giocare con il futuro del Paese, vogliamo un Paese saggio e non impazzito. È ora di smetterla di far finta che la situazione sia diversa da quella che è. È impensabile che ogni categoria voglia essere trattata in modo incompatibile con il futuro italiano. È inutile chiedere qualche soldo in più alle persone che non ne hanno e poi urlare. E pretendere fondi per lo sviluppo e poi, quando arrivano, far finta che non ci siano». Troppe polemiche sul nulla, troppi «commenti su fatti inesistenti». Appuntamento alla metà del 2007, «quando la gente farà i conti e si valuteranno le conseguenze positive sulla situazione economica».
Alla stazione di Crevalcore, dove finisce il nuovo tratto ferroviario ad alta velocità, il Professore trova la colorita e rumorosa contestazione di una cinquantina di giovani del centrodestra. Striscioni, faccioni di Prodi, grida «Buffone, buffone». Il premier non si scompone anche perché dopo pochi minuti si sentono soltanto gli applausi dei suoi. «Nessuno scandalo - sorride - , le proteste sono un aspetto fondamentale della democrazia. Dà allegria. Orecchie aperte alle contestazioni, ma guai se uno cambia solo in conseguenza di queste». Però fischiano. «I fischi - spiega - ci sono perché ci sono scelte precise. L’Italia ha cambiato strada, cerchiamo di rimettere in moto un Paese che non camminava più. Ripeto, non si può cucinare una frittata senza rompere le uova. Scontentare a volte significa fare il bene di tutti».
Infine, le riforme istituzionali. Per farle, secondo Giorgio Napolitano servono larghe intese. Prodi si dice d’accordo: «Su questo terreno non si può procedere a colpi di maggioranza. Fini sostiene che non c’è dialogo? E allora se non le vuole le riforme non si fanno. Ma non è questo il modo in cui si manda avanti il Paese».