Prodi irritato: «Un gesto irrituale» E Padoa-Schioppa alza le barricate

Tps: «Le sue dimissioni sono invalide, accetto la manifestazione di volontà»

da Roma

La notizia delle dimissioni di Speciale arriva a Palazzo Chigi proprio mentre finisce l’incontro tra Romano Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa, per decidere sul ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che dà ragione al generale.
Il premier è spiazzato ma reagisce dicendo due cose. Primo: la lettera di Speciale al Capo dello Stato è «irrituale nella forma e nei modi». Secondo: «Non muta la posizione del governo». Dunque, la battaglia continua nei palazzi della giustizia amministrativa?
Quella che sembrava domenica una certezza, adesso non appare più tale. Anche perché nella maggioranza ci sono diverse voci contrarie, da Rifondazione comunista al leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro, al socialista Roberto Villetti che chiede addirittura di restituire al viceministro Vincenzo Visco la delega alla Guardia di Finanza.
«Vedremo nelle prossime ore come fare da un punto di vista procedurale», spiega Prodi. Padoa-Schioppa dice che si sta ancora valutando se fare il ricorso e replica a Speciale che non può dare le dimissioni, perché non è più comandante della Guardia di Finanza.
Il premier e il ministro sono molto irritati dall’ultima mossa del generale e fanno sapere che per loro non cambia nulla. Nell’entourage si fa notare che non ci si dimette da un incarico che non si ha, visto che il comandante delle Fiamme Gialle è Cosimo D’Arrigo, e poi lo si fa all’autorità competente, cioè il governo. Infatti, il Presidente della Repubblica ha girato all’esecutivo la missiva del generale.
Proprio questo sottolinea Padoa-Schioppa, rispondendo a Speciale che accetta non le sue dimissioni, ma «la sua manifestazione di volontà». Al titolare dell’Economia la lettera del generale al Quirinale è arrivata solo per conoscenza. Il ministro osserva che, anche se si ritenesse «automaticamente applicabile» la sentenza del Tar, il generale «avrebbe dovuto essere ricollocato in servizio, per poter riprendere il comando». Insomma, in questo momento non è lui il numero uno delle Fiamme Gialle, ma Cosimo D’Arrigo. Per questo, è «invalido» anche l’«ordine» dato ieri mattina da Speciale al Capo di stato maggiore della Guardia di finanza, perché fosse diffusa tra i reparti la sua lettera.
La mossa del generale, comunque, rilancia le polemiche dell’opposizione che insiste sulla necessità di dimissioni di Padoa-Schioppa e di Visco e di scuse a Speciale, che è un «galantuomo» e con la sua «dignità» ha dato al governo «una lezione di stile». Per Di Pietro, la «frittata» del decreto sbagliato ormai è stata fatta, ma è meglio non perseverare e prendere atto degli errori. Niente ricorso al Consiglio di Stato, insomma. Nella maggioranza si cerca di abbassare la pressione, considerando superato il problema con la lettera di dimissioni di Speciale. «Un’ottima notizia», la definisce il ministro Prc Paolo Ferrero.