Prodi: «Manterremo l’impegno in Afghanistan»

Fassino: «Nessuna conferma di trattative» Cossiga scrive ai capi talebani: liberatelo L’opposizione: «Un sequestro a orologeria»

da Roma

Il rapimento di Daniele Mastrogiacomo è in cima all’agenda del governo, assicura Romano Prodi. Segue la vicenda «non ora per ora, ma minuto per minuto», però fa capire che di notizie meglio farne filtrare lo stretto indispensabile, viste «la serietà e la discrezione che occorrono in questi casi».
È fine mattinata e il premier è in provincia di Bologna: spiega che non ci sono novità ma che in giornata sarà a Roma per seguire gli sviluppi del sequestro dell’inviato di Repubblica. Quanto all’impegno italiano in Afghanistan, ribadisce che si mantengono le decisioni prese. «Non c’è nessun elemento per ora che ci porti a cambiare».
Anche il leader dei Ds, Piero Fassino, da Cagliari afferma che il governo sta facendo «tutto quello che è necessario attivando canali e contatti in ogni direzione», e che bisogna fare «ogni sforzo» per riportare a casa il giornalista. Ma le trattative? Qui il segretario della Quercia si fa più vago: «Non esistono conferme dalla Farnesina su nessuna richiesta di trattativa». E raccomanda discrezione, perché «non è utile aprire un dibattito su una vicenda così delicata». L’importante, dice, è che i rapitori si convincano che Mastrogiacomo «stava facendo il suo lavoro impegnandosi per far capire cosa sta accadendo in Afghanistan rischiando la vita». Insomma, non è una spia.
Un’iniziativa la prende l’ex-capo dello Stato Francesco Cossiga, con una lettera ai capi talebani e ai leader di Al Qaida pubblicata ieri dal Tempo e tradotta in pasthun e arabo per essere veicolata da Al Jazeera e altre stazioni radio-tv arabe e della resistenza afghana nelle moschee e nelle scuole islamiche d’Italia. «Liberate Mastrogiacomo, questo governo vi è amico» scrive il senatore a vita. E aggiunge che salvare il giornalista per i talebani sarebbe «una vittoria politica». Cossiga chiede di liberare Mastrogiacomo «senza condizioni impossibili», o almeno di risparmiargli la vita.
Si tratta di «un sequestro a orologeria politica», per Osvaldo Napoli di Fi. «I talebani sanno anche che in settimana si vota al Senato per confermare il rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan. E sanno anche di poter contare sulle divisioni di una maggioranza di centrosinistra. È necessario il voto limpido e unanime dell’aula di palazzo Madama per spezzare la spirale di ricatto che rischia di azzoppare definitivamente la già claudicante politica estera del nostro Paese e salvare la vita di Mastrogiacomo».
Sul voto interviene anche il leader Udc Pierferdinando Casini: la maggioranza deve dimostrarsi «autosufficiente con 158 sì e l’opposizione non può essere «irresponsabile» votando contro.