Da Prodi marcia nuziale ai gay

Il premier: &quot;Soddisfatto&quot;. Ma Mastella diserta la riunione. E Ferrero (Prc) attacca: &quot;Una soluzione di basso profilo&quot;. Dopo una mattinata di trattative febbrili tra le varie anime del centrosinistra, il Professore riunisce il Consiglio dei ministri e vara il ddl. <a href="/a.pic1?ID=155498"><strong>La Chiesa non ci sta: matrimoni di serie B</strong></a>

Roma - La fotografia che meglio racconta la lunga giornata di trattative, distinguo e mediazioni sul disegno di legge sulle coppie di fatto arriva a tarda sera. Quando Prodi e Mastella s’incontrano nella chiesa di San Giovanni in Laterano, per la messa che celebra il 39esimo anniversario della comunità di Sant’Egidio. E si scambiano una cordialissima stretta di mano. A certificare che, nonostante Mastella abbia disertato il Consiglio dei ministri che qualche ora prima ha dato il via al ddl sui Pacs, tra i due non c’è tensione.
È la fotografia di un accordo del quale in pochi sembrano davvero soddisfatti. Né i teodem, costretti a bere l’amaro calice, né la sinistra radicale, che in nome della diplomazia ha dovuto concedere non poco alle pressioni arrivate negli ultimi giorni da Oltretevere. Con Mastella - fermo sul suo «no» - che alla fine pare l’unico vincitore. E Prodi costretto a fare buon viso, con tanto di espiazione serale in basilica.
Non è un caso che Prodi si dichiari soddisfatto e Rutelli e Fassino, terminato il Consiglio dei ministri, parlino di scelta di «equilibrio». Concetto che riassume non tanto la riunione straordinaria a Palazzo Chigi, quanto la lunga giornata d’incontri e mediazioni che la precedono. Una maratona iniziata di prima mattina, quando Prodi decide di dare una netta accelerata alla trattativa in modo da archiviare il braccio di ferro sulle coppie di fatto prima della sua partenza per l’India. Da oggi fino al 15 febbraio, infatti, il premier sarà lontano dall’Italia e lasciare aperta una questione tanto esplosiva - visti già i tanti nodi sul tavolo della maggioranza (dall’Afghanistan alla base di Vicenza) - sarebbe stato forse troppo rischioso.
Così è nell’incontro tra i due vicepremier (Rutelli e D’Alema), il titolare dell’Interno Amato, quello della Giustizia Mastella e i due ministri competenti Bindi e Pollastrini (Famiglia e Pari opportunità) che di fatto si tirano le somme e si trova l’intesa sul tanto discusso articolo 1, quello che definisce chi, come e perché può diventare titolare dei diritti elencati nei successivi 17 articoli del ddl. E il punto di mediazione sta nel fatto che i due conviventi non dovranno fare una dichiarazione congiunta, ma semplicemente contestuale.
Una differenziazione che non è affatto terminologica ma che di fatto rappresenta lo spartiacque su cui Rutelli è riuscito a tenere insieme la Margherita. Insomma, non una sola dichiarazione per due, ma due diverse. Una correzione che permette all’ala più cattolica di svicolare dall’accusa di aver dato vita a un matrimonio di serie B. Il punto d’equilibrio di cui Rutelli - che nei giorni scorsi ha lamentato più volte in privato le pressioni d’Oltretevere - si farà forte nei prossimi mesi per evitare tensioni con il Vaticano.
Se il compromesso fa rientrare di fatto lo strappo dei teodem (che non si pronunciano ma «riconoscono lo sforzo di mediazione»), a essere insoddisfatta è la sinistra radicale. Lo dice chiaro Ferrero, che durante il Consiglio dei ministri parla di «soluzione di basso profilo». E le perplessità maggiori sono proprio sulle «modalità di registrazione». L’esponente del Prc non ne fa mistero neanche con i cronisti. «Alcuni punti - spiega - andranno ridiscussi in Parlamento».