Prodi mette le mani anche sulle pensioni

Alleati e sindacati frenano. Per la Cgil «la modifica non c’entra nulla con la Finanziaria». Bonanni (Cisl): «Non sarà una partita a costo zero»

Antonio Signorini

da Roma

«È chiaro che, finita la Finanziaria, si porrà mano alle riforme su cui ci siamo impegnati». Riforma delle pensioni, innanzitutto, parola di Romano Prodi. «È stato firmato un protocollo che dice che entro il 31 marzo dobbiamo riformare il sistema, e «quando si firma un protocollo si obbedisce». Licenziato l’accordo sul Tfr e nel pieno di una Finanziaria che due terzi della maggioranza considera figlia del massimalismo, il premier indossa le vesti del riformista e cerca di rassicurare i moderati del centrosinistra, la Confindustria e l’Unione europea. Tutti coloro che, cioè, sollecitano una «fase due» per il governo, pur pretendendo rigore nei conti.
Obiettivo mancato, visto che le parole del presidente del Consiglio hanno scatenato un fuoco di sbarramento politico e sindacale che ha fatto emergere quanto limitati siano i margini di manovra sulle pensioni. Prodi ricorda che il commissario europeo Joaquin Almunia nella sua visita a Roma ha «insistito molto sul protocollo che entro marzo dovrà dar luogo alla riforma pensionistica». Ma a ricordare a Prodi ed Almunia che l’obiettivo del memorandum non riguarda risparmi previdenziali è il firmatario più «pesante» di quell’accordo, cioè la Cgil. Il tavolo sulle pensioni che si aprirà subito dopo la manovra, ha spiegato la segretaria confederale Morena Piccinini, «non può essere spacciato in Europa come un rafforzativo, in termini di risparmi di spesa o per meglio dire di tagli, della Finanziaria». Bocciata anche la data del 31 marzo, come termine ultimo per la riforma. Nel memorandum, ricorda Piccinini, è indicato l’impegno ad affrontare tutti i temi elencati. Ma «ogni capitolo avrà bisogno di approfondimento e non certo di soluzioni precostituite». Questa è la posizione di tutti i sindacati. Il leader della Cisl Raffaele Bonanni spiega che la trattativa sulla nuova riforma previdenziale, non sarà a costo zero: «Non è una partita solo a dare con il sindacato ma anche ad avere». E anche la Uil sottolinea come sia meglio procedere con calma.
L’uscita del premier, come sussurrano esponenti della maggioranza, potrebbe rappresentare semplicemente un «contentino» per tenere buoni Confindustria, i riformisti del centrosinistra e Bruxelles. Niente di concreto, quindi. Chi sembra invece crederci veramente è il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa che spiega lo spirito della riforma («dire un piccolo no ai beneficiari delle pensioni di oggi significa dire sì ai loro nipoti»), assicurando che sulla previdenza intende «lasciare un segno».
Il fatto è che oggi si discute non di un’ulteriore riforma strutturale della previdenza, ma dell’aggiustamento di quella approvata dal precedente governo. Riforma che fissa uno «scalone»: a partire dal 2008 l’età pensionabile sale da 57 a 60 anni, a patto che ci siano 35 anni di contributi. Una ricetta che gli organismi internazionali, a partire dall’Ue, hanno promosso come capace di far fronte agli effetti del progressivo invecchiamento della popolazione. E il cui mantenimento sta trovando sempre più sostenitori anche dentro la maggioranza di centrosinistra. L’unica ipotesi alternativa che viene dal governo, per il momento, è una ricetta del ministero del Lavoro, che consiste nel far partire da subito dei disincentivi per chi va in pensione prima dei 60 anni e punta ad anticipare l’andata a regime definitiva della riforma Maroni, fissata nel 2012.
Tutte cose che andranno contrattate con sindacati e con la sinistra della maggioranza. Che anche ieri ha fatto capire che non farà sconti. Il segretario di Rifondazione Franco Giordano ha detto comunque no a un «aumento generalizzato dell’età pensionabile». Per i Verdi, ha spiegato Alfonso Pecoraro Scanio, la riforma delle pensioni non è «una priorità». Il Pdci si è richiamato ai patti pre-elettorali. E anche la sinistra Ds è fredda: «Una campagna di tre mesi sulla futura riforma delle pensioni che terrorizzi tutti - ha spiegato Gloria Buffo - non è esattamente quel che ci vuole per rilanciare il centrosinistra e per sostenere il governo».
«Prodi continua in annunci che - commenta Gianfranco Fini - non trovano riscontro nei fatti o che dividono la sua maggioranza. Sulle pensioni l’ostilità dichiarata delle componenti radicali del centrosinistra impediranno qualsiasi ritocco alla norme i vigore».