«Prodi? Minestra riscaldata No alla grande coalizione»

Il vicepremier Fini: «Il capo dell’Unione ha un 10-15% della coalizione che fa a gara a chi è più a sinistra»

Alessandro M. Caprettini

da Roma

Certo, gli impegni istituzionali non son cosa da poco, specie quando si deve tenere un occhio sull’Olanda che se la prende con Giovanardi e l’altro sull’Eritrea o la Libia, ma Gianfranco Fini non trova che questa campagna elettorale sia diversa, più faticosa delle altre: «Son tutte intense soprattutto se, come abbiamo sempre fatto e facciamo ancor oggi, andiamo girando per tutto il paese, tra la gente». Due giorni fa il Veneto, ieri la Sicilia. Nemmeno una goccia di sudore, insomma. Nessun pentimento neanche per un ritorno al proporzionale che di fatto mette l’uno contro l’altro anche gli alleati? Il ministro degli Esteri e presidente di An sospira e alza gli occhi al cielo: «Non ho trovato un solo elettore che mi abbia sottoposto il problema di rivedere questa legge elettorale. La gente chiede soluzioni ai problemi concreti, vuole sapere come intendiamo risolverli. Non discute del sistema di voto…».
Prodi però va dicendo che è lui che guarda avanti, alla soluzione dei problemi, mentre voi sareste ripiegati sul passato…
«A volte è necessario guardare indietro perché qualche elettore indeciso ci accusa di aver fatto poco, e sa cosa replico io? Che è impossibile cambiare in meglio… tornando indietro! Perché Prodi lo abbiamo conosciuto bene e mica 20 anni fa, ma solo 5. È una minestra riscaldata, non ha nulla in più rispetto a 5 anni fa ma semmai ha problemi più grossi cui dovrebbe far fronte. La scorsa legislatura dovette misurarsi solo con Bertinotti, adesso avrà davanti pesantissimi condizionamenti. Oltre che di Rifondazione, anche di comunisti, verdi ed altri ancora. Un 10-15% della coalizione che farà a gara nel chi è più a sinistra degli altri. Lo si può vedere davvero risolvere i problemi, e per di più in una fase congiunturale delicata come quella d’oggi? Non faccio proclami agli elettori, ma li invito a ragionare: pensate davvero che i problemi si risolvano riportando indietro le lancette di 5 anni?».
C’è però chi osserva che oggi nel centrodestra manchi quella parte “propositiva“ che le aveva permesso di vincere a mani basse nelle scorse politiche…
«È quello che cerco di fare osservare a Berlusconi. Perché sono convinto sia giustissimo difendere il nostro operato - che non è stato poco né marginale - ma trovo che non bisogna limitarsi a questo. Io i miei comizi li faccio tutti coi verbi al futuro!».
E cosa dice di voler concretizzare per il Paese?
«Due questioni mi stanno a cuore più di ogni altra, per cui abbiamo fatto molto ma su cui dobbiamo insistere. La sicurezza, che vuol dire lotta all’immigrazione clandestina, visto che ora esiste uno strumento di legge. Che vuol dire maggiori e migliori interventi per sconfiggere il commercio della droga che miete ancora troppe vittime e consolida i patrimoni del malaffare. Che vuol dire certezza della pena con l’abolizione dei privilegi di cui oggi possono godere troppi pregiudicati condannati. La seconda questione su cui batto forte il tasto è la difesa del lavoro: non solo quello degli autonomi, cui la destra è particolarmente sensibile, ma anche e soprattutto quello dei salariati, degli operai, i cui interessi devono essere al centro dell’azione del nostro governo. E qui avanzo due precise proposte: l’introduzione del reddito familiare, e non più quello individuale, per calcolare le imposte in modo che le famiglie monoreddito, oggi più colpite, possano vivere più dignitosamente. E, ancora, la necessità di rivedere la tassa sulla casa introducendo un principio di maggiore equità. Se una famiglia l’ha in proprietà e ci vive, non deve pagare quanto chi l’affitta! Bisogna operare una distinzione nel gettito tra queste due categorie».
A proposito di giustizia, stanti le vicende che vedono protagonisti esponenti di rilievo della coalizione di centrodestra, non rimpiange di non aver modificato più a fondo l’ordinamento della magistratura?
«La riforma l’abbiamo fatta e ci sta a cuore l’indipendenza dei magistrati che spesso, l’abbiamo visto proprio in Sicilia, sono stati chiamati a pagare col sangue le loro inchieste. Ma proprio perché teniamo alla loro autonomia, occorre che dimostrino sempre e appieno la loro imparzialità. A cominciare dai tempi: davvero troppe inchieste sembrano ormai meccanismi a orologeria. Non è più un caso isolato».
Lavoro giovanile e Confindustria. Lei Fini è da tempo ormai in sintonia con Sarkozy, ma il governo francese è nei guai con gli studenti per la legge sul possibile licenziamento dei precari. Mentre da noi gli industriali che l’altro giorno hanno applaudito Prodi, ieri si sono spellati le mani per Berlusconi. Che ne pensa?
«Sul lavoro giovanile noi abbiamo varato la legge Biagi che è molto meno traumatica di quella di de Villepin, il quale forse potrebbe copiarne il modello. Quanto agli industriali mi pare evidente che la loro stragrande maggioranza non si fida affatto della sinistra».
E se si chiudesse in pareggio? La vede lei una situazione alla tedesca, con una grossa coalizione di necessità?
«Ma per carità! Guai ai pas-tic-ci!!! Comunque non credo affatto che andrà così. Sono molto fiducioso, specie ora che vado in giro, tra la gente. C’è un entusiasmo di molto superiore a quello delle ultime regionali, tant’è che se n’è accorta anche la sinistra. Che ora ha paura».