Prodi: "Non abbasso le tasse"

Il premier gela gli italiani: &quot;La pressione fiscale resterà invariata. L’Ici meno cara? Ci lavoriamo&quot;. L’opposizione insorge. <strong><a href="/a.pic1?ID=206827">Intanto le famiglie spendono meno</a></strong>

Roma - Al ministero dell’Economia circolano le prime previsioni per la crescita del 2008 (il dato verrà ufficializzato soltanto oggi). Seppure il pil del prossimo anno dovesse fermarsi all’1,5% (contro l’1,9% previsto dal Dpef), le entrate aumenterebbero comunque di 10 miliardi di euro rispetto alle previsioni.
Nonostante questo maggior gettito, Romano Prodi non sembra intenzionato a ridurre il prelievo fiscale sulle persone fisiche. E lo annuncia in tv. A Porta a Porta il presidente del Consiglio esclude una riduzione delle aliquote Irpef.

Bruno Vespa glielo chiede espressamente, e Prodi precisa: «Subito no. Ci stiamo studiando, ma adesso non ci sono le risorse per arrivare a questo. Abbiamo - prosegue il capo del governo - qualche risorsa straordinaria quest’anno (nel complesso l’extragettito di quest’anno potrebbe arrivare a 12-15 miliardi di euro, ndr). Ma un Paese ridotto nel suo capitale sociale come l’Italia - aggiunge Prodi - dà qualcosa a questo capitale, da Fs ad Anas. Poi, devo prendere in esame una restituzione progressiva: più il contribuente si manifesta con onestà, più devo restituire al contribuente. Ma subito no, non ci sono le risorse». E precisa: «Comunque, non ho intenzione di strozzare gli italiani. La lotta all’evasione sta dando risultati». Seppure Prodi assicuri che «non salirà la pressione fiscale», l’andamento dell’extragettito rischia di smentire il capo del governo.
Le frasi del presidente del Consiglio sono «carta vetrata» per i metalmeccanici della Uil che minacciano uno sciopero se non verrà abbassata il prelievo fiscale sulle persone fisiche. Ma anche per i senatori liberali della maggioranza, capeggiati da Lamberto Dini, che oggi presentano un «Manifesto» per la crescita del Paese. E fra i punti qualificanti del manifesto c’è proprio la riduzione delle aliquote Irpef per tutti i redditi; e non solo per i più bassi.

A Porta a Porta, Prodi non offre grandi speranze per un aumento delle agevolazioni Ici sulla prima casa. «Stiamo lavorando e ci confronteremo. Il 30 settembre prossimo (data ultima per la presentazione della Finanziaria, ndr) abbiamo la decisione strategica sul futuro». Secondo ipotesi su cui stanno lavorando al ministero dell’Economia, un aumento delle agevolazioni Ici da 102 a 200 euro farebbe salire dal 22 al 40% i proprietari di casa esclusi dalla patrimoniale. Con un onere compreso fra 1 e tre miliardi di euro. All’Economia si starebbe studiando anche la possibilità di introdurre le agevolazioni Ici in un decreto. Esclusa la richiesta dei Comuni di rendere l’Ici detraibile dall’Irpef.

Il presidente del Consiglio, poi, davanti alle telecamere conferma l’orientamento del governo di ridurre le tasse sulle imprese in cambio di un’eliminazione degli incentivi alle aziende. Il meccanismo che tratteggia è sul modello tedesco, dove a fronte di un forte taglio delle aliquote fiscali per le aziende è stata allargata la base imponibile delle stesse. L’operazione, comunque, è a «saldo zero».
Dopo le parole di Prodi sulla data del 30 settembre, Palazzo Chigi precisa che la data del Consiglio dei ministri che varerà la Finanziaria è convocato per il 28 settembre prossimo; e poi ci saranno due giorni di tempo a disposizione dei tecnici dell’Economia per mettere a punto il testo da inviare alle Camere. Vale la pena di ricordare che, per stessa ammissione del Quirinale, la legge finanziaria lo scorso anno è stata firmata dal Capo dello Stato il 1° ottobre.

Immediate le repliche da parte dell’opposizione. Per Giorgio Jannone (Forza Italia) «Prodi ha ufficializzato quel che sappiamo da sempre: contrariamente a quel che voleva far credere, questo governo non ridurrà le tasse». Altero Matteoli (An) osserva: ormai il presidente del Consiglio «è reo confesso. Non abbasserà le tasse». E Roberto Maroni (Lega) sottolinea: dopo le frasi di Prodi «c’è una ragione in più per attuare lo sciopero fiscale».