Prodi, oggi fiducia alla Camera Ma è caccia ai voti dei senatori

Nel pomeriggio <strong><a href="/a.pic1?ID=235937" target="_blank">si vota alla Camera</a></strong>. Via al suk per i voti dopo l’addio Udeur: promesse a Pistorio, Saro e Cusumano. Napolitano, <strong><a href="/a.pic1?ID=235946" target="_blank">pressato dal centrodestra</a></strong>, avverte:<strong><a href="/a.pic1?ID=235940" target="_blank"> <font color="#ff6600">&quot;Dovete farcela senza senatori a vita&quot;</font></a></strong>. La Cdl: <strong><a href="/a.pic1?ID=235944" target="_blank">&quot;L'Italia andrà in piazza&quot;</a>. <a href="mailto:commenta@ilgiornale.it" target="_blank"><font color="#ff6600">Commenta</font></a>. <a href="/a.pic1?ID=235915" target="_blank">Leggi i commenti</a>. <a href="/sondaggio_1a.pic1?PID=41" target="_blank"><font color="#ff6600">Elezioni subito? VOTA</font></a></strong>

Roma - «E i conti al Senato chi li sta facendo, di nuovo Alì il Chimico?», chiedeva a sera il rutelliano Vernetti, riesumando il perfido soprannome affibbiato a Parisi da Mattarella nel ’98.
Il senatore Pd Tonini allargava le braccia: «Immagino». Piero Fassino si inseriva nel capannello di parlamentari: «Allora, come va?». «Dicono che potremmo farcela per un voto», gli veniva risposto. «Sì, per ora...», sospirava l’ex segretario Ds, come a dire: di qui a giovedì è ancora lunga. Vernetti rincarava la dose: «E se anche fosse, poi cosa succede quando si dovrà votare la missione in Afghanistan?». E Tonini: «Ricordati che ancora prima c’è la sfiducia a Pecoraro...».

Lo spericolato tentativo di Prodi di giocarsela fino in fondo, provando a riprendersi una precaria fiducia anche al Senato, ha spiazzato gli alleati. I piccoli partiti lo incoraggiano, convinti dal premier: «Così sarò io a portarvi alle elezioni con questa legge elettorale e con l’Unione». Ma Pd e Prc, che accarezzano il sogno di un governo istituzionale o elettorale, ma senza Prodi, sono furiosi. Veltroni e Bertinotti sono costretti a dare il loro pubblico sostegno all’azzardo del premier, ma sanno che «se vogliamo suicidarci, il modo migliore è andare alle elezioni con Prodi e riproponendo la coalizione», come geme la senatrice Prc Rina Gagliardi.

D’altronde, gli emissari di Berlusconi lo hanno spiegato chiaro ai veltroniani: «Davvero Prodi non si dimette e vuole ricandidarsi? Il Cavaliere stappa champagne: per noi ogni giorno di Prodi in più sono voti».

Senza contare il danno d’immagine causato a tutto il centrosinistra dai prossimi tre giorni di trattative per guadagnare voti al Senato. «E se anche prendessimo la fiducia? Se prima stavamo messi male, poi saremmo messi solo peggio. Quando è finita bisogna prenderne atto, non possiamo anche fare la figura di quelli che cercano di comprarsi i voti per sopravvivere», si sfogava il ministro ds Chiti con un compagno di partito. Ma la giostra delle voci e dei pallottolieri già girava: Pallaro resta in Argentina; no, torna. Andreotti vota, Cossiga forse pure. A sera però l’ex presidente era sibillino: «Votare Prodi? Dalla Chiesa è arrivato un forte appello contro questo governo...». Di certo da Palazzo Chigi è partita la caccia al voto: «Agli autonomisti siciliani Pistorio e Saro ha promesso di fare il ponte sullo Stretto», si indignava il Prc De Cristofaro. Intanto si lavorava alacremente per strappare a Mastella un senatore: «Cusumano vota la fiducia», dicevano fonti prodiane. Seccamente smentite dal capogruppo Udeur Fabris: «Se lo scordano».

Il dalemiano Latorre ha il compito di marcare a vista Fisichella di qui alla fiducia, e ieri assicurava: «Avremo il suo voto». Il diniano D’Amico veniva convocato a Palazzo Chigi. «Io ti voto, ma Dini e Scalera dicono che devi incassare la fiducia alla Camera e poi andare a dimetterti da una posizione di forza», spiegava a Prodi. «Comunque abbiamo un ministero vacante, la Giustizia: è pronto per Dini», diceva il tesoriere ds Sposetti.

Ma nel Pd cova la rivolta. «Pistorio sta con Cuffaro: e il moralista Prodi è pronto a portarlo in maggioranza e a spiegarlo a Napolitano? E poi come pensa di andare avanti?», si indigna un autorevole senatore. «Al Senato non ce la faremo: meglio essere sinceri», dice il capogruppo Prc Russo Spena. Un chiaro messaggio a Prodi: meglio rinunciare.