Prodi: "Ottimista sulla fiducia" Cdl in pressing sui senatori a vita

Il premier alla Camera: &quot;Abbiamo rimesso in piedi l'Italia&quot;. Si mostra ottimista: &quot;Penso di farcela anche stavolta&quot;. I mastelliani: &quot;No alla Camera e al Senato&quot;. Dini: &quot;Vediamo dopo Montecitorio&quot;. Prc: &quot;Al Senato non ce la facciamo&quot;. Andreotti a Mastella: <strong><a href="/a.pic1?ID=235925">&quot;Torna con Prodi&quot;</a></strong>. Fini: <a href="/a.pic1?ID=235924" target="_blank"><strong>&quot;Napolitano aveva detto no ai voti decisivi per i senatori anziani&quot;</strong></a>. Veltroni: &quot;Elezioni scelta peggiore&quot;. <strong><a href="mailto:commenta@ilgiornale.it" target="_blank"><font color="#ff6600">Commenta.</font></a></strong><strong> <a href="/a.pic1?ID=235915" target="_blank">Leggi i commenti</a></strong>.<font color="#ff6600"> <a href="/sondaggio_1a.pic1?PID=41"><strong><font color="#ff6600">Elezioni subito? VOTA</font></strong></a></font>

Roma - Ottimista, combattivo, orgoglioso. Romano Prodi si presenta alla Camera per chiedere la fiducia (dove ha i numeri per ottenerla anche senza l'Udeur) e ostenta ottimismo: "Penso di farcela anche stavolta". Parla per un quarto d'ora. Difende Mastella con una mano (sull'operato come Guardasigilli) lo bacchetta duramente con l'altra (sull'apertura della crisi attraverso le agenzie di stampa e la tv. Si batte il petto rivendicato i risultati raggiunti dal suo governo in mezzo ai fischi dell'opposizione e ai peana dei suoi. Quindi chiede ufficialmente la fiducia, preannunciandola anche al Senato, dove i numeri, però, complicano notevolmente le cose per l'Unione. Senza i tre fondamentali voti dell'Udeur (anche Mastella sarà in aula), Prodi deve aggrapparsi ai dissidenti "rossi" (Turigliatto e Rossi) e ai sette senatori a vita. Senza contare l'appoggio "traballante" dell'Unione democratica (il tandem Bordon-Manzione che ha detto sì nel pomeriggio) e i tre diniani. Giovedì sarà un'altra giornata da abaco alla mano come quelle a cui ha già abituato questo governo nei suoi 20 mesi di vita.

La giustizia Prodi comincia ribadendo la sua solidarietà a Mastella: "Ha lasciato per l'inchiesta giudiziaria, noi non l'abbiamo mai lasciato solo né politicamente né umanamente. Sincero apprezzamento a lui per il suo lavoro come Guardasigilli: la sua riforma della giustizia è stata approvata dal consiglio dei ministri e quindi è la posizione del governo. All'interno c'è l'apprezzamento per il lavoro delle toghe". Con una postilla: "I politici non devono ambire alla irresponsabilità e che il loro ruolo ha netta e precisa primazia nel rispetto della legge. Ma la magistratura ha il compito di assicurare la legalità su singole fattispecie. E, nell’esercizio sue funzioni ogni magistrato è sempre soggetto alla maestà della legge. Il controllo di legalità è contrappeso alla libertà di cui gode l’autorità politica. L’autorità e indipendenza dell’ordine giudiziario hanno come presupposto necessario la professionalità, l’imparzialità, la neutralità politica, il responsabile e rigoroso rispetto della legge".

La crisi Chiusa la parentesi giustizia, il presidente del consiglio riporta la crisi nell'alveo parlamentare: "La crisi non si fa in televisione né sulle agenzie di stampa. Voi parlamentari dovete assumere limpidamente e pubblicamente la responsabilità per la quale siete stati eletti. Solo il parlamento decide le sorti del governo. Questa maggioranza è basata su un programma, è stata votata e deve durare cinque anni. Questo governo ha rimesso in piedi il Paese".

La fiducia Poi Prodi elenca l'operato del suo esecutivo nei primi 20 mesi. Tra i fischi dell'opposizione (che alza anche cartelli chiedendo "elezioni subito") e gli applausi della maggioranza. "Lo rivendico con orgoglio". Quindi guarda al futuro: "Ci aspettano progetti importanti, abbiamo preso impegni con il Paese che vogliamo rispettare". Fuori tutti i sassolini dalla scarpe: "Se nella crisi entrano in modo opaco preoccupazioni di altro genere come la riforma elettorale, è bene che vengano fuori". E infine arriva la richiesta del voto di fiducia, "come farò più tardi con i vostro colleghi senatori. Mai come oggi siamo chiamati a dimostrare con i nostri comportamenti, con le nostre decisioni e con atti formali che ci impegnano tutti di fronte al Paese, la fedeltà e il rispetto per la nostra Carta fondamentale".

L'Udeur vota contro "Voteremo no alla fiducia e non vedo perché dovremmo differenziare il voto tra Camera e Senato". Lo spiega il capogruppo dell’Udeur alla Camera, Mauro Fabris. Siete per andare al voto? chiedono i cronisti e l’esponente dell’Udeur risponde: "Spetta a Napolitano decidere". Fabris boccia l’ipotesi di un governo istituzionale: "E per fare cosa? Non c’è uno straccio di intesa sulla legge elettorale". Anche Mastella sarà in aula per esprimere il suo no.

Dini ci pensa "I tre senatori diniani non sciolgono la riserva sul loro voto di fiducia a Prodi giovedì a Palazzo Madama". Dopo una mattinata di riunione Natale D’Amico dice: "Per ora si stanno discutendo ancora gli sviluppi della crisi. Noi siamo convinti che se domani alla Camera l’Udeur dovesse confermare il suo voto contrario il presidente del consiglio dovrebbe salire al Quirinale. Subito dopo il passaggio a Montecitorio prenderemo una decisione. A ogni modo per il futuro sarebbe opportuno - conclude - che non si precipitasse verso la fine della legislatura senza affrontare questioni importanti come ad esempio la legge elettorale".

Prc pessimista "Credo senza ipocrisia che al Senato non ce la faremo ad avere la maggioranza". Ne è convinto il capogruppo del Prc a Palazzo Madama, Giovanni Russo Spena. "Chi ha staccato la spina - aggiunge Russo Spena al temine della conferenza dei capigruppo - si è preso la responsabilità di portare il Paese in una situazione caotica. Vedremo quello che accadrà, ma allo stato dei fatti non vi sarà una legge elettorale buona e non vi sarà redistribuzione sociale a favore della povera gente, a favore di chi non arriva alla fine del mese".

Veltroni: "Elezioni scelta peggiore" "In queste ore non ci sono subordinate e le elezioni sono la scelta peggiore che si può fare: lavoriamo per la fiducia al Senato. Andare al voto con questa legge elettorale renderebbe il Paese ingovernabile". Lo avrebbe detto il segretario del Pd Walter Veltroni, all’assemblea dei parlamentari in corso a Palazzo Marini. Mentre Veltroni parlava è arrivato il presidente del consiglio, salutato da un caloroso applauso, a lui Veltroni ha rivolto parole di stima dicendo: "Prodi ha fatto non bene, benissimo" e mostrando i lanci di agenzia ha aggiunto: "Sono tutti attacchi, critiche e ultimatum al governo. Ma qua dentro non ne troverete una che venga da un esponente del Pd".

Il programma La fiducia alla Camera si vota domani. Il governo, con il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, ha posto la questione di fiducia sulla risoluzione presentata dai capigruppo dell’Unione, così come chiesto dal presidente del consiglio. Il voto avverrà domani dalle 17, dopo le dichiarazioni di voto, che verranno trasmesse in diretta tv. Mentre si va a giovedì al Senato. Si svolgerà intorno alle 20 il voto di fiducia al governo Prodi. Lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama. A partire dalle 18 il dibattito si svolgerà in diretta televisiva.