«Prodi parla dei porti, ma non sa cosa dice»

Il Terzo Valico continua a essere materia indigesta per il Governo. E martedì Prodi e compagni l’hanno confermato davanti agli esperti del settore, nel corso dell’assemblea di Assoporti. Il premier, insieme ai ministri dei Trasporti Alessandro Bianchi e delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, hanno fatto a gara a sottolineare l’importanza dei porti nell’economia italiana. Addirittura si sono autolodati per aver inserito nella Finanziaria due norme in favore dei porti italiani, quella sul dragaggio e quella sull’autonomia finanziaria delle Autorità portuali. Ma già su questo sono stati incalzati dal senatore di Forza Italia Luigi Grillo. «Queste due norme sono già state dibattute nella precedente legislatura - osserva l’azzurro -. Erano contenute nel disegno di legge presentato a mia firma. Si sono limitati a recepirle nella Finanziaria». E tra l’altro, proprio ieri, è arrivata la dura presa di posizione di Ignazio Messina, vice presidente di Assiterminal, che sbugiarda il governo: «Apprendiamo con stupore la notizia della cancellazione della norma che avrebbe dovuto procedere con urgenza agli ormai indispensabili dragaggi dei fondali». Una marcia indietro avvenuta «a poche ore dalle ampie rassicurazioni espresse dal governo all’assemblea di Assoporti.
Ma non è solo questo il problema principale della performance di Prodi e compagni ad Assoporti. Il senatore Grillo ha infatti voluto capire se dietro le belle parole del premier e dei suoi ministri ci fosse anche l’intenzione di far seguire i fatti concreti. «Al ministro Bianchi, che tanto tiene al porto di Gioia Tauro, ho fatto notare che la vera competizione è su chi arriva prima sui mercati - insiste il senatore -. In Europa il vero mercato è quello tedesco, è la Baviera. E non c’è niente da fare: Genova è il porto più vicino, è la porta per questo mercato».
Qui però si inseriscono anche le dolenti note. Perché un porto, dopo aver ricevuto le merci, deve anche essere in grado di movimentarle. E qui Genova ha bisogno di infrastrutture adeguate alle sue potenzialità. «Genova, come tutti i porti del Nord Italia, ha alle spalle le montagne, quindi occorre realizzare dei collegamenti ad alta capacità ferroviaria per il trasporto merci - è il ritornello che Grillo non si stancherà mai di ripetere -. A tutto il sistema dei porti dell’Alto Tirreno serve il Treno Veloce. Su questo punto i rappresentanti del governo hanno continuato a dire che non ci sono soldi. È l’ennesima brutta figura. I soldi ci sono. Nella Finanziaria ci sono i 225 milioni di euro per aprire i cantieri preliminari, in attesa degli altri interventi negli anni a seguire. Se poi da parte del governo non c’è la volontà di fare il Terzo Valico è un altro conto. Ma allora che si dica esplicitamente che il centrosinistra non vuole dare un futuro a Genova, alla Liguria e ai suoi porti. La storia delle risorse è sempre meno credibile».