Prodi: «Pensioni, tempi brevi» Berlusconi: cede agli estremisti

Il Professore fa il decisionista: «Ora me ne occupo io». Ma la trattativa resta in salita. Sindacati in trincea sull’aumento degli assegni più bassi

da Roma

Il dossier pensioni passa nelle mani di Romano Prodi. «D’ora in poi me ne occupo io», ha detto il premier nel corso del Consiglio di ministri di ieri. «Ci stiamo avviando verso la conclusione, e dopo questo lavoro istruttorio porterò la proposta in Consiglio - ha poi spiegato ai giornalisti -: i tempi saranno abbastanza veloci».
Prodi usa toni decisionisti, ma secondo Silvio Berlusconi continua ad essere ostaggio dell’ala radicale della maggioranza: «Usa gli slogan della sinistra estrema - argomenta il leader di Forza Italia, riferendosi alle parole dette dal premier in tivù giovedì sera - e questo conferma che è sotto ricatto permanente». Berlusconi ne ha discusso ieri coi suoi collaboratori, affermando che la sinistra estrema «la sta avendo vinta su tutto» e che il premier è costretto a dire sempre di sì, «altrimenti il governo andrebbe a casa».
Prodi, dunque, dovrà fare gli equilibrismi per trovare una formula di compromesso. Nei contenuti, la linea che sembra emergere è quella che egli ha tentato, un po’ maldestramente, di spiegare giovedì sera in tivù: la progressività. Dunque, abolizione dello scalone, che dal 1 gennaio prossimo porta l’età del pensionamento anticipato da 57 a 60 anni. Dovrebbe essere sostituito da un meccanismo graduale, che innalza l’età pensionabile a 58 anni nel 2008, con l’esenzione per una serie di lavori usuranti, da definire. Tramontano gli incentivi per restare al lavoro, costosi e poco produttivi. Si discute su un ulteriore scalino a 59 anni, dal 2009 o dal 2010. Da quell’anno in poi, si passerebbe al sistema più flessibile della quota (età anagrafica più anni di contribuzione). Una soluzione che potrebbe essere meno indigesta per i conti pubblici e per il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, atteso al varco a Bruxelles. «Non ci piace lo scalone, ma abbiamo bisogno di innalzare progressivamente l’età pensionabile - spiega il ministro per il Rapporti col Parlamento, Giulio Santagata - : troveremo un compromesso entro questi paletti».
Sui questa base ci sarà un supplemento di trattativa politica, e con le parti sociali. «Il Paese vive un momento delicato, ha bisogno di essere governato, perciò mi aspetto un accordo sulle pensioni», dice il presidente del Senato Franco Marini. «Bisogna pensare ai giovani e alla crescita dell’economia», commenta Luca di Montezemolo, invitando il governo a non scordare i moniti dell’Europa, del Fmi e della Banca d’Italia. «Abolire lo scalone non è in linea con l’Europa», ricorda il commissario Ue Franco Frattini. Ma tutti sanno che, quando si mettono le mani sul dossier pensioni, ogni esito è possibile.
La sinistra radicale sa di dover cedere qualcosina sull’età, perciò ora punta sulle esenzioni: «Ci aspettiamo che restino i 57 anni per gli operai, i turnisti, e per chi ha 40 anni di contributi», puntualizza Gennaro Migliore, capogruppo di Rifondazione alla Camera. Qui entra in gioco il sindacato, e perciò il segretario della Cisl Raffaele Bonanni invita i partiti a un passo indietro. In serata Massimo D’Alema, alla festa dell’Unità di Roma, spiega: «Abbiamo proposto di addolcire lo scalone come previsto dal nostro programma e di innalzare gradualmente l’età pensionabile con un impatto sociale più accettabile».
La trattativa con le parti sociali riprende la prossima settimana, ma ancora con la questione delle pensioni più basse. Gli aumenti previsti dal governo non arrivano ai 29 euro al mese per 3 milioni e mezzo di pensionati. Per il sindacato è una cifra davvero troppo bassa.