Prodi prende tempo e getta sul piatto 300 euro di bonus

L’una tantum dovrebbe essere corrisposta in ottobre a chi percepisce i vitalizi minimi. Sindacati soddisfatti: "Ma ora si modifichi il resto"

Roma - La trattativa con le parti sociali sullo «scalone» previdenziale riprenderà la prossima settimana e, assicura il sottosegretario alla Presidenza Enrico Letta, «sicuramente si troverà una soluzione». Un ottimismo di maniera di fronte al fallimento della trattativa sullo scalone, che il governo guidato da Romano Prodi cerca di mascherare annunciando gli aumenti per le pensioni più basse.
Ieri, a palazzo Chigi, l’esecutivo ha infatti comunicato a sindacati e imprese che alle pensioni più basse saranno assegnati 900 milioni di euro in aumenti una tantum nel 2007. L’entità dell’una tantum dipenderà dalla platea degli interessati: potrebbe variare fra i circa 450 euro e i 300 euro, a seconda che ne siano interessati due o tre milioni di pensionati, e sarà corrisposta in ottobre. L’intervento strutturale partirà invece dal 2008 con uno stanziamento di 1,3 miliardi di euro. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha aggiunto che il decreto stanzia anche 700 milioni per gli ammortizzatori sociali (l’indennità di disoccupazione aumenta dal 50 al 60%), 300 milioni per la contrattazione di secondo livello e, infine, 200 milioni per rendere meno oneroso il riscatto della laurea ai fini previdenziali.
Fin qui, nessun problema: quando è il governo che sborsa, nessuno protesta. «È un passo avanti - dice il segretario della Cgil Guglielmo Epifani - ma ora siamo in attesa di una proposta in tempi brevi sulla scalone». Resta infatti apertissima la questione principale, che ha costretto il governo a congelare la trattativa: lo scalone, appunto, insieme con i coefficienti di rivalutazione delle pensioni. E qui la soluzione si è fatta più difficile, in quanto è entrata in campo la politica. La sinistra radicale della maggioranza chiede infatti l’abolizione dello scalone «senza se e senza ma», mentre da parte sindacale c’è l’apertura a una soluzione di compromesso, anche se costosa.
In breve, la proposta (made in Cisl, ma che Cgil e Uil sarebbero disposte ad accettare) è questa: dall’1 gennaio 2008 l’età minima per il pensionamento anticipato passa dagli attuali 57 a 58 anni con 35 anni di contributi, anziché i 60 anni più 35 di contributi previsti dalla riforma Maroni; inoltre, si prevedono incentivi a rimanere al lavoro sino alla fine del 2010 (un 1% in più di pensione per ogni anno di permanenza al lavoro oltre il limite del pensionamento d’anzianità); alla fine del 2010 si farebbe il punto della situazione, aumentando se necessario l’età di pensionamento, che però non è fissata fin da ora. Si tratta di una proposta che, secondo i calcoli del sindacato, costerebbe due miliardi di euro fino al 2010. A sua volta, e proprio nel Dpef, il governo ricorda che senza la revisione dei coefficienti, la spesa previdenziale sale dell’1,5% del Pil nel 2040.
Si ripartirà da qui. «Riprendiamo la concertazione fin dalla prossima settimana, per risolvere i problemi e giungere a una soluzione condivisa», conferma Damiano. Ma non sarà facile. Cgil e Uil, in particolare, devono fare i conti con un diffuso malumore della base sulla questione dello scalone. «Il governo deve modificare le sue posizioni», dice il segretario della Uil, Luigi Angeletti. Al contrario, il segretario cislino Raffaele Bonanni si augura che la prossima settimana le parti possano trovare un accordo e ricorda che «troppi litigi sono di ostacolo allo sviluppo». «Il governo avanzi una proposta complessiva su tutti i problemi ancora aperti, e noi l’esamineremo», dice Morena Piccinini, segretario confederale della Cgil.
Il rinvio - o congelamento, come preferisce il governo - del negoziato sulle scalone inficia, secondo il centrodestra, l’intera operazione Dpef. «Il governo - spiega Maurizio Sacconi (Forza Italia) - ha varato un documento di programmazione viziato dall’enorme variabile dello scalone previdenziale, di cui si annuncia comunque il superamento». E Gianni Alemanno (An) si chiede quale validità possa avere un Dpef varato lanciando irrisolto il principale nodo della previdenza: «L’abolizione o l’attenuazione dello scalone - spiega - incide da solo per miliardi di euro, e con questo buco nero qualsiasi previsione di bilancio è priva di credibilità».