Prodi prepara il colpo di coda ai vertici degli enti

Caro Direttore, probabilmente il Governo ha le ore contate. Ma se Prodi (grazie alle sue sette vite) dovesse farcela ancora una volta, nel «nominificio» che verrà messo ben presto in opera è bene includere pure alcune poltrone che, da sole, costituiscono - in termini di risorse gestite e di potere effettivo - un multiplo di tutte le altre indicate nel bell'articolo di Gian Maria De Francesco (Il Giornale del 15 gennaio). Mi riferisco alle posizioni di vertice dei più importanti enti previdenziali: Inps, Inail, Inpdap e i loro «fratelli minori». Si tratta di bilanci d'esercizio che movimentano - in entrata e in uscita - la bellezza di 500 miliardi l'anno, mentre le attività degli Istituti interagiscono con l'economia del Paese, col sistema delle imprese e con 22 milioni di famiglie (basti pensare che il reddito del 40% dei nuclei familiari deriva prevalentemente dai trasferimenti monetari di un modello di welfare che gestisce ogni tipo di prestazione: dalle pensioni agli infortuni, dal mercato del lavoro ad ogni forma di sostegno al reddito e di agevolazioni contributive). Il Governo, nella legge n.247/2007 che ha dato attuazione al protocollo del 23 luglio scorso, ha affidato alla «razionalizzazione degli enti previdenziali» il compito di coprire, per 3,5 miliardi in un decennio, parte dei maggiori oneri derivanti dalla manipolazione del c.d. scalone. Ma l'Economia ha voluto cautelarsi (giustamente perché i risparmi in materia appartengono «all'esile sostanza di cui sono fatti i sogni»), prevedendo una «stangatina» di ordine contributivo (pari allo 0,09%) se nel 2011 i risparmi promessi non saranno ancora in vista. Che la razionalizzazione sia una promessa temeraria non lo afferma solo chi scrive (il quale ha trascorso, tuttavia, gli ultimi 13 anni di vita all'interno degli enti, con incarichi di primaria importanza). Lo dice anche uno dei pochi pezzi pregiati della pubblica amministrazione: la Ragioneria Generale dello Stato, i cui rappresentanti, in sede di audizione parlamentare, hanno dichiarato che «eventuali economie derivanti dall'operazione di accorpamento degli enti non possono essere utilizzate per la copertura finanziaria di nuove spese nel senso che gli eventuali risparmi di spesa derivanti da tale operazione non possono essere utilizzati come fonte di copertura per eventuali disposizioni recanti oneri certi, derivanti ad esempio dal potenziamento delle tutele e dei diritti soggettivi nell'ambito delle prestazioni sociali». Ma l'improbabile razionalizzazione (Prodi ne ha parlato persino nella conferenza di fine d'anno) è solo un pretesto per una prise du pouvoir assoluta e totalitaria. Sarebbe normale, infatti, rinnovare gli organi ora in scadenza. Ma il disegno del Governo è un altro: la nomina di un supercommissario unico per tutti gli enti nel mirino. Per questo incarico circola il nome prestigioso di Tiziano Treu, insigne giurista, il quale, così, potrebbe liberare la presidenza della Commissione Lavoro del Senato a favore di un esponente del Prc. Ma il clou dell'operazione sta nella nomina dei subcommissari nelle persone degli attuali Direttori Generali (Vittorio Crecco dell'Inps. Piero Giorgetti dell'Inail, Giuseppina Santiapichi dell'Inpdap). Una «mossa» irrituale ed inopportuna, perché porterebbe i DG ad divenire controllori incontrollati di se stessi. Non si dimentichi, poi, che nelle proposte di riforma ipotizzate era prevista l'abolizione della figura del DG, come organo istituzionale. Nel disegno di legge finanziaria 2007, inoltre, era indicata una procedura di riforma degli enti pubblici (rimasta sulla carta) basata appunto su compiti transitori di commissariamento affidati ai DG. Ma il Parlamento cassò del tutto questa possibilità. Evidentemente con qualche buon motivo.
*Già presidente del Collegio
dei Sindaci dell'Inps