Prodi prova a far finta di niente Pisanu: rischi con gli immigrati

Il premier minimizza: «Tutto sotto controllo». L’ex ministro avverte: con un’integrazione inadeguata e confusa si corre un serio pericolo

Laura Cesaretti

da Roma

«È tutto sotto controllo e sotto monitoraggio», assicura Romano Prodi. «Per ora non riteniamo di prendere misure particolari per l’Italia. Non si ravvisano motivi particolari».
Il premier, reduce dalla sua festa di compleanno in quel di Bebbio, dove ha tagliato torte a fil di spada, sceglie toni rassicuranti e un certo understatement nel commentare le notizie del mega-attentato islamista sventato a Londra, e i possibili riflessi nel nostro Paese. Assicura che «la sorveglianza resta alta e non si abbasserà certamente in futuro». E sul rapporto tra terrorismo e crisi libanese, Prodi afferma che è «difficile dire se ci siano legami diretti, naturalmente però, è chiaro che queste tensioni crescenti non giovano certo».
L’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu, di Forza Italia, pone però al governo il problema delle scelte sulla politica dell’immigrazione. Certo, dice, bisogna respingere l’equazione «immigrato musulmano uguale terrorista». Ma bisogna anche prevenire i rischi di una «immigrazione disordinata». Soprattutto, l’ex titolare del Viminale punta l’indice su un dato: «Se le prime informazioni sono esatte - dice Pisanu - tutti i componenti del gruppo terroristico, dai kamikaze agli uomini di supporto, provengono dalle file dell’immigrazione musulmana nel Regno Unito». Un dato di fatto, quello dell’integrazione dei presunti terroristi (peraltro, ricorda, già rilevato dopo le stragi di Londra e di Madrid), che andrebbe «valutato con estrema freddezza e obiettività», sia pur tenendo conto delle «diverse situazioni» tra il nostro Paese e la Gran Bretagna, perché «si tratta di riconoscere e prevenire i rischi connessi all’immigrazione disordinata e a meccanismi inadeguati di accoglienza e di integrazione». Per questo, secondo Pisanu «bisogna che Parlamento e Governo si facciano carico di questo problema, andando ben al di là delle logiche di schieramento e tenendo conto, comunque, che l’immigrazione e il terrorismo sono fenomeni complessi, con i quali dovremo misurarci seriamente ancora per lungo tempo». Sul tema dell’immigrazione interviene il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro: «L’attentato terroristico sventato oggi ci deve far riflettere seriamente sul pericolo che i nostri Paesi continuano a correre e sulla minaccia continua a cui siamo sottoposti. Questo però non significa che dobbiamo chiudere le nostre frontiere a tutte le persone, perché immigrato non è sinonimo di terrorista». Secondo il capogruppo di Rifondazione, Gennaro Migliore, «l’accoglienza nei confronti dei migranti è una condizione necessaria per dichiararsi un Paese civile e non la premessa per evocare attacchi terroristici».
A innescare una polemica tra maggioranza e Cdl sono però le dichiarazioni del vicepremier Francesco Rutelli. Contro il terrorismo fondamentalista, «minaccia numero uno del nostro tempo», secondo il leader della Margherita, «è essenziale una unità di intenti di collaborazione a livello internazionale». Purtroppo però, aggiunge, «pagheremo a lungo le conseguenze dell’avventura irachena, che ha deviato l’impegno e l’attenzione della comunità internazionale, piuttosto che ridurre i pericoli». Gli fa eco il Verde Paolo Cento, secondo il quale «i nuovi rischi del terrorismo sono la conferma del fallimento della strategia della guerra». Mentre il Pdci Marco Rizzo vede «un pericolosissimo scontro di civiltà innescato dall’imperialismo americano», e invita a ritirare subito le truppe da Irak e Afghanistan.
Replica l’ex presidente della Camera Pierferdinando Casini: «L’11 settembre precede la guerra in Irak ed è molto grave dimenticarselo, così come non si può dimenticare il terribile arsenale accumulato in questi anni dagli hezbollah nel silenzio della comunità internazionale». La lotta al terrorismo, aggiunge, «rischia di essere una terza guerra mondiale che va condotta con le armi della fermezza e dell’intelligenza». Anche Sandro Bondi risponde al vicepremier, invitandolo a «non rinfocolare inutili polemiche sulla validità o no dell’intervento militare in Irak che non riguardano l’Italia». Servono invece «unità e solidarietà», per combattere la minaccia.
In serata, Prodi fa sapere di aver telefonato a Blair per «complimentarsi» per la «brillante» operazione anti-terrorismo, auspicando uno «stretto coordinamento» dell’intelligence tra i due Paesi, poi ha parzialmente corretto il tiro: «L’Italia deve stare attenta come tutti. Noi, certamente, non possiamo vivere in paradiso se altrove c’è l’inferno».