Prodi provoca il Polo: sfido i 3 leader in tv con Fede come arbitro

La «boutade» del Professore: ma Berlusconi rinunci alla conferenza stampa da premier. Bonaiuti: basta scappare. Bondi: solo battute patetiche

Francesca Angeli

da Roma

Un confronto all’americana arbitrato da Emilio Fede. Romano Prodi lancia la sua sfida all’Ok Corral al premier Silvio Berlusconi. Il Professore spiega che per scendere nell’agone televisivo contro un peso massimo come il presidente del Consiglio chiede precise garanzie: non vuole rischiare il ko alla prima ripresa. Prodi dunque vuole che sia usato il protocollo stilato per Bush e Kerry. E fin qui è comprensibile. Poi però aggiunge che la sfida deve essere mandata in onda su Mediaset e arbitrata da Emilio Fede. Non solo. Il leader dell'Unione chiede che Berlusconi rinunci alla conferenza stampa finale sulla Rai, prevista dalle regole fissate dalla Vigilanza Rai.
«Non mi sembra, francamente, di chiedere la luna - scrive Prodi in un lungo articolo sul suo sito -. Anzi, credo con questa proposta di avere concesso ai miei avversari il massimo di quanto potessi loro concedere». Dunque Prodi propone una sfida «impossibile» su Mediaset e per di più con Fede da moderatore in manifesto contrasto con quelle che sono le regole fissate dalla par condicio. Ma come mai vuole Fede, apertamente schierato a favore di Berlusconi? «Perché Fede ha più volte avuto modo, diciamo così, di analizzare criticamente le mie proposte, il mio linguaggio e la mia immagine ed è quindi, a pieno titolo, uno dei più attenti e competenti osservatori del mio operato», spiega Prodi.
A questo punto la proposta del Professore suona più come una boutade che come una riflessione seria. E infatti è proprio questo il rimprovero che gli muove il portavoce di Berlusconi, Paolo Bonaiuti. «Prodi sta cercando di scappare. - dice Bonaiuti -. I confronti tra Berlusconi e lui sono stati decisi dalla commissione di Vigilanza e, quindi, dal Parlamento. Così come anche la conferenza stampa finale del presidente del Consiglio». Bonaiuti dunque invita il leader dell’Unione ad «attenersi, volente o nolente, a quelle regole. Anche se - conclude - nel suo caso la paura fa 180».
Il punto è che il Professore è stufo di fare la parte del coniglio che scappa di fronte all’ipotesi di confronto con Berlusconi e dunque sfodera tutta la sua dialettica per mettere le mani avanti. In sintesi e semplificando il Prodi-pensiero è: la televisione non è tutto e per di più non ci sono le condizioni per un confronto serio ed equilibrato dunque tanto vale screditare il confronto a priori, invocando per di più la presenza di Fede come fosse il buffone del re.
Prodi osserva che si è parlato anche troppo del suo rapporto con la tv «e molto inchiostro è stato dedicato alla mia assenza dal teleschermo». In molti, prosegue, «me ne fanno una colpa e discettano su una mia presunta paura del mezzo e del confronto in tv con i miei avversari, accusandomi di non impegnarmi per contrastarne la dilagante presenza». Ma Prodi nega: nessun timore, nessun impaccio, nessuna ritrosia, semplicemente una campagna di informazione che considera la televisione «importante, ma non unica». Ci sono problemi più importanti, osserva Prodi, eppure «ci si chiede tutti i giorni una sola cosa: quando e come si svolgerà il confronto televisivo tra Berlusconi e il sottoscritto». Questo argomento, prosegue «sembra dominare l'interesse di tutti e sta creando anche qualche problema alla Rai». L’azienda, scrive, «stretta tra le disposizioni (che ci hanno trovato contrari) della Vigilanza, la necessità di organizzare i palinsesti e le discussioni interne su chi debba condurre questo incontro» denuncia secondo Prodi «qualche fibrillazione». Il leader dell’Unione poi ribadisce quanto detto già tante volte. Anche gli alleati di Berlusconi «mi sfidano quasi quotidianamente e mi accusano di volere evitare il confronto» ma, aggiunge Prodi «noi siamo gli sfidanti, loro gli sfidati. Per questo ho più volte chiesto di incontrare le tre punte (ovvero Fini, Casini e lo stesso Berlusconi, ndr) insieme. Perché non voglio più sentire Berlusconi declamare l’alibi degli alleati che ne hanno limitato la capacità di governo».
Chiamato in causa Fede commenta a caldo la proposta del Professore. «Prodi sperava di prendere due piccioni con una fava - dice Fede -. Tenta di dire agli elettori “guardate come sono coraggioso”, facendo una proposta però che già sa essere irrealizzabile: le regole Bush-Kerry non sono applicabili qui e il fatto poi di proporre me come arbitro è un modo per dire al pubblico guardate come sono galante e coraggioso. Sapendo che però questa cosa è irrealizzabile». Per Sandro Bondi, coordinatore azzurro, «Prodi quando fa battute diventa patetico».