Prodi raggira la Montalcini, Mussi lo smaschera

La «svolta» auspicata dalla senatrice a vita scatterà solo fra 2 anni

Fabrizio Ravoni

da Roma

A un Premio Nobel per la Medicina (1986) non si può chiedere di addentrarsi nei meandri della Legge finanziaria. Nemmeno se si chiama Rita Levi Montalcini. Così, se qualcuno la informa che le agenzie di stampa hanno annunciato un «piano straordinario di assunzioni per l’università e i ricercatori», il Premio Nobel, e senatore a vita, può anche commentare: «Molto bene. Se è davvero così ritiro la minaccia di non votare la Legge finanziaria». E aggiunge: «Se è come spero, sarei molto contenta e ritirerei la minaccia di non votare la manovra. Si tratterebbe di una svolta». La buona fede del Premio Nobel viene accalappiata da un titolo di agenzia: altri 177 milioni stanziati per l’Università (in realtà, secondo l’emendamento, sono 207,5).
Al Premio Nobel, però, nessuno spiega che nella Finanziaria non ci saranno maggiori risorse per la ricerca. I nuovi stanziamenti altro non sono che tagli ad altrettanti capitoli della spesa per l’università e la ricerca, come regolarmente illustrato dall’emendamento firmato da Nicola Sartor, sottosegretario all’Economia. E in serata esce allo scoperto Fabio Mussi. «Al momento - sottolinea il ministro per l’Università e la Ricerca scientifica - non ci sono soldi aggiuntivi. Le somme di cui si parla erano già previste».
Insomma, al Premio Nobel per la Medicina e senatrice a vita della Repubblica, il governo ha applicato la «tattica Pallaro». Ha cioè fatto credere di aumentare le risorse pur di ottenere il voto favorevole al Senato. In realtà, ha soltanto spostato finanziamenti da un capitolo all’altro dello stesso Bilancio: quello dell’Università e della Ricerca scientifica. Senza aggiungere un solo euro in più.
Lo stesso gioco era stato fatto nei giorni scorsi per soddisfare le richieste del senatore argentino, Luigi Pallaro. Aveva chiesto 14 milioni di risorse in più. Pronto è arrivato un emendamento del governo che le stanziava. Ma precisava anche che i finanziamenti arrivavano sempre da capitoli di bilancio già destinati agli Italiani all’estero. «Insomma mi hanno preso per il culo», ha sintetizzato el senador. Che è rimasto fermo nella sua scelta di non votare la Finanziaria.
Analoga minaccia l’aveva fatta la senatrice se non venivano aumentati i fondi per la Ricerca. I fondi, apparentemente, sono cresciuti; e la Levi Montalcini ha subito dichiarato di essere pronta a votare la manovra. Con ogni probabilità, però, nessuno le ha spiegato da dove venivano le maggiori risorse. «Lunedì (cioè oggi, ndr) approfondiremo l’argomento», spiega un suo collaboratore. Basta prendere il fascicolo degli emendamenti del governo presentati sabato sera alla Camera, a pagina 63, per verificare se gli impegni sono stati o no assunti. Con le carte alla mano, forse i meandri della finanza pubblica saranno meno complicati anche per un Premio Nobel.
Così potrà scoprire che la «svolta» che intravedeva nell’emendamento del governo non scatterà nel 2007, ma solo a partire dal 2008 e 2009. E che il reclutamento straordinario di ricercatori potrà essere bandito solo nel 2008. A partire da quella data i concorsi terranno conto dei titoli didattici e dell’attività di ricerca svolta.
Il testo, con puntigliosità contabile, illustra i meccanismi di copertura delle nuove spese; pari a 7,5 milioni per il 2007 e di 30 milioni per il 2008 e 2009. Cioè, l’emendamento indica da dove verranno le risorse. E vengono tutte da tagli di capitoli del bilancio della Ricerca scientifica (3 milioni, a partire dal 2008); dai Piani e programmi di sviluppo dell’Università (57 milioni): altri 4,5 milioni arriveranno dai risparmi per la Scuola di formazione europea Jean Monet; e gli ultimi 3 milioni di tagli deriveranno da una sforbiciata agli stanziamenti per l’Università San Pio V di Roma. La maggiore spesa per l’assunzione di nuovi ricercatori (140 milioni) è già compresa nella Finanziaria.
Anche Mussi si sente vittima della «tattica Pallaro» applicata dal ministero dell’Economia. Le maggiori risorse messe a disposizione - spiega il ministro - fanno parte «della manovra già prevista dal governo». Infatti, l’emendamento non corregge i tagli, contro i quali si era scagliata nei giorni scorsi la Levi Montalcini. Quelli introdotti dall’articolo 53 della manovra che «taglia del 20% i consumi intermedi delle Università e degli enti di ricerca, che comporteranno tagli per 207 milioni», sottolinea Mussi.
E che colpiranno pesantemente anche il Cnr. Il presidente Fabio Pistella denuncia che il bilancio del Consiglio nazionale delle ricerche verrà tagliato dalla Finanziaria del 12,7%: da 540 a 470 milioni. Nemmeno sufficienti a pagare il personale, che incide sul bilancio per 510 milioni.