Prodi rema contro: il patto non basta. Unione in allarme

I "piccoli" non si fidano. Fini (An): Silvio sbaglia a non volere alleanze obbligatorie prima del voto. Replica: ma è il Partito democratico a escluderle

da Roma

Silvio Berlusconi e Walter Veltroni, forti dei loro numeri, fanno gioco di sponda sulla riforma della legge elettorale. Ma le prove tecniche di accordo accendono immediati malumori nel resto del panorama politico che avverte il pericolo di finire schiacciato nella morsa dei «grandi».
Le facce scontente, alla fine del summit tra il presidente di Forza Italia e il segretario del Partito Democratico, sono molte. A cominciare da quella del presidente del Consiglio Romano Prodi che evita di commentare ma fa sapere che nei prossimi giorni convocherà un vertice con Veltroni e con gli altri dirigenti del Pd per tirare le somme «di tutti gli incontri». «Non è che se Berlusconi dice che gli piace un sistema si va avanti su quello» dicono da Palazzo Chigi. «Il Vassallum non piace a molti nel centrosinistra, quindi non è detto che sia praticabile. Ci vuole un serio e analitico confronto dentro il Pd e poi dentro la maggioranza». L’impressione è che i prodiani, nei prossimi giorni, lavoreranno per far venire allo scoperto i contrari al Vassallum, largamente presenti anche nello stesso Partito Democratico. I segnali che arrivano dal resto del centrosinistra non sono di tenore molto differente. La riforma della legge elettorale «non può essere appannaggio di alcune forze politiche» anche perché «va discussa in Parlamento» dice il segretario di Rifondazione Franco Giordano. Duro anche il commento dei Comunisti Italiani. «Non avevamo dubbi che l’unica riforma che sta a cuore a Berlusconi è quella di far fuori il governo Prodi. Altro che riforme per il bene del Paese. L’incontro di oggi è stato un’esperienza utile per il Partito Democratico» dice Pino Sgobio, capogruppo Pdci alla Camera. Batte sul tasto dell’allarmismo anche Enrico Boselli del Partito Socialista. «Mi sembra che ancora siamo alla commedia degli inganni. Veltroni fa finta di non accorgersi che l’apertura di Berlusconi sulla legge elettorale è strumentale e che non ha affatto rinunciato alla spallata». Clemente Mastella esprime, invece, tutte le sue perplessità sulla richiesta di Berlusconi di escludere le riforme costituzionali dal confronto. «Se non c’è dialogo sulle riforme, che sono il vero problema dello stallo del Paese, che dialogo è?».
Se il sentimento dominante a sinistra è la preoccupazione, nel centrodestra la musica non è molto diversa. Il più esplicito nel manifestarle è Gianfranco Fini: «È positiva la volontà di Berlusconi di discutere di una nuova legge. È negativa la sua indisponibilità a una nuova legge elettorale che preveda la dichiarazione delle alleanze prima del voto». Replica del Cavaliere: «È stata la controparte a dichiararsi non disponibile sulla necessità di dichiarare le alleanze prima del voto». Ma anche la Lega coltiva un sospetto: che si voglia puntare sul «Vassallum», ovvero su una riforma di difficile realizzazione, per approdare al referendum. Dice Roberto Calderoli: «È certamente positivo l’impegno confermato da Berlusconi di voler fare una riforma della legge elettorale e in tempi utili per evitare il referendum. Ma si tratta di una strada breve e in salita soprattutto se il punto di partenza sarà il cosiddetto Vassallum che fino ad oggi ha raccolto solo delle posizioni negative e non è completamente condiviso neppure all’interno dello stesso Partito Democratico».
L’unico che manifesta apertamente soddisfazione è Pier Ferdinando Casini. «Credo che l’incontro tra Veltroni e Berlusconi possa essere la premessa di un lavoro che adesso va immediatamente spostato in Parlamento. Bisogna fare subito la riforma elettorale e uscire da questa mitologia del bipolarismo che ha creato illusioni e danni al paese».