Prodi risveglia l’istinto «anarchico» della sinistra

Ruggero Guarini

Grazie a Romano Prodi (come Gianni Baget Bozzo ha spiegato nel suo editoriale di domenica) quella specifica forma della sinistra cattolica che fu il dossettismo ha dunque oggi trovato o ritrovato se stessa nella teoria e nella prassi dell'ultrasinistra post e neo-comunista.
Grazie a Romano Prodi l'incontro degli ultimi avanzi di dossettismo con gli ultimi resti di comunismo avviene dunque sulla base di una visione del mondo che segna il passaggio del comunismo dal miraggio della rivoluzione, ossia dal vecchio sogno della distruzione del «sistema», al programma dell'antagonismo permanente, ossia a forme di lotta anti-occidentali, fomentate incessantemente nel ventre stesso dell'Occidente. Che però non mirano affatto alla sua distruzione, visto che essa per il momento si è rivelata una chimera irrealizzabile, bensì alla sua incessante destabilizzazione mediante una raffica di guerriglie che anziché proporsi la conquista del potere si accontentano di produrre sempre e soltanto effetti di anarchia e di caos.
Grazie a Romano Prodi l'anelito profondo della sinistra italiana sia di matrice marxista sia di matrice cattolica ha dunque finalmente portato alla luce quello che è sempre stato, sotto la loro maschera di eterne aspiranti alla pace universale, il vero carburante di tutte le sinistre di tutti i tempi e di tutti i Paesi: lo spirito di distruzione.
Grazie a Romano Prodi le due citate sinistre si sono dunque incontrate e riconosciute sorelle in una stessa adesione alla prassi della distruzione quotidiana, nel loro porsi e proporsi come fautrici del medesimo programma di lotta e sgoverno continui, nonché come tutrici e madrine, all'interno del campo politico e istituzionale ufficiale, delle loro truppe operative sul fronte della società, cioè della grande armata antiglobale più o meno armata che ogni tanto si mobilita nel mondo per cercare di spaccare tutto.
Grazie a Romano Prodi questa gloriosa alleanza annuncia dunque un evento epocale: l'imminente e forse già avvenuta riconquista, da parte di tutte le sinistre del pianeta, della loro a lungo perduta unità in questo loro antico, eterno e ormai per sempre ritrovato anelito alla distruzione universale.
Grazie a Romano Prodi questo evento accade inoltre proprio mentre infuria l'attacco dell'Islam radicale all'Occidente, ossia mentre la civiltà occidentale subisce la più micidiale aggressione che abbia mai dovuto fronteggiare lungo tutta la sua storia (che non è bimillenaria, come si dice sempre, ma almeno trimillenaria, visto che cominciò col miracolo greco e col miracolo ebraico).
Grazie a Romano Prodi questo compimento del destino della sinistra mondiale assume infine lo stile di un'impresa di portata cosmica, giacché proponendosi apertamente, nel segno della sua ritrovata unità, di ricongiungere il suo antico anelito distruttivo alla furia devastante del terrorismo islamico, sembra decisa a mescolare e fondere i due furori in una sola fraterna collera apocalittica.
Questo non deve però stupire. L'apocalisse è in fondo da sempre il pallino di tutte le sinistre politiche e religiose, ideologiche e teologiche, indigene ed esotiche di tutti i tempi e di tutti i Paesi. Quel che desta una lieta meraviglia è che l'apocalisse abbia oggi la faccia soavemente parrocchiale e tartufesca di Romano Prodi.
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